A cura di Ionela Polinciuc
La recente attenzione verso la legionella, dopo il tragico caso al policlinico Umberto I di Roma e la chiusura delle fontane ornamentali a Buccinasco e Corsico, solleva interrogativi cruciali sulla gestione dell’acqua negli edifici e sui rischi associati alla presenza di questo batterio.
Secondo l’Istituto Superiore di Sanità (Iss), il numero di casi di legionellosi in Italia è aumentato costantemente negli ultimi 30 anni, con un incremento del 14% nel 2022 rispetto all’anno precedente. La maggior parte dei casi è stata segnalata in sei regioni: Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Veneto, Lazio e Piemonte.
La legionellosi è un’infezione polmonare causata dal batterio Legionella pneumophila, presente negli ambienti acquatici naturali e artificiali. La trasmissione avviene per via respiratoria, tramite l’inalazione di aerosol contenenti il batterio o di particelle derivate per essiccamento. Le fonti di contaminazione includono serbatoi, tubature, fontane, piscine e impianti idrici.
I sintomi della malattia del legionario possono includere febbre, dolore toracico, dispnea, tosse e, a volte, sintomi gastrointestinali, neurologici e cardiaci. Il periodo di incubazione varia da 2 a 10 giorni.
Il trattamento della legionellosi prevede terapie antibiotiche, con un tasso di mortalità che dipende dalla gravità della malattia e dall’appropriatezza del trattamento.
La prevenzione gioca un ruolo chiave nella gestione della legionella, con un’enfasi sulla corretta progettazione e manutenzione degli impianti tecnologici che coinvolgono il riscaldamento dell’acqua e la sua nebulizzazione. Misure preventive, come la disinfezione periodica degli impianti, sono fondamentali per contrastare la diffusione del batterio.
In conclusione, la legionellosi rappresenta una sfida importante per la sanità pubblica, e la consapevolezza sui rischi associati alla presenza di Legionella negli ambienti acquatici è essenziale per prevenire la diffusione della malattia.
