A cura di Ionela Polinciuc
La proposta del presidente francese Emmanuel Macron di inviare truppe occidentali in Ucraina nel caso in cui la Russia dovesse sfondare la linea del fronte ha riportato in primo piano la discussione sulla risposta europea alla crisi in corso nel Donbass. Tuttavia, la reazione degli altri leader europei è stata fredda.
Macron ha sottolineato che “escludere a priori” un’azione militare da parte delle truppe occidentali significherebbe non imparare dalle lezioni degli ultimi due anni di conflitto. La sua proposta, avanzata anche lo scorso febbraio, è stata però sconfessata dalla maggior parte degli alleati, tra cui Stati Uniti, Italia e Germania.
La tensione è ulteriormente cresciuta a seguito delle accuse degli Stati Uniti secondo cui le forze russe avrebbero fatto uso di armi chimiche, in particolare della cloropicrina, per ottenere vantaggi sul campo di battaglia. Questo fatto ha sollevato il timore dello spettro delle armi proibite, considerando che l’utilizzo di tali armi è vietato dalla convenzione internazionale, a cui anche la Russia ha aderito. Secondo un rapporto dell’agenzia Reuters, almeno 500 soldati sono stati curati per l’esposizione a gas tossici, e uno è morto per soffocamento da gas lacrimogeni.
Nel frattempo, i combattimenti nel Donbass si sono intensificati, con le forze di invasione russe che continuano ad avanzare costantemente, particolarmente intorno ad Avdiivka. Secondo Ivan Fedorov, capo dell’amministrazione militare regionale di Zaporizhzhia, le forze russe hanno attaccato la regione di Zaporizhzhia 349 volte solo negli ultimi giorni, come riportato dall’agenzia ucraina Ukrinform.
Le autorità ucraine hanno addirittura esortato i cittadini di Kiev a evitare di partecipare alle celebrazioni pasquali ortodosse in chiesa il 5 maggio, raccomandando invece di seguire le cerimonie online per paura di possibili attacchi missilistici russi.
La situazione in Ucraina rimane dunque estremamente tesa, con il rischio di un’escalation militare sempre presente e una comunità internazionale che cerca soluzioni diplomatiche per prevenire ulteriori conflitti e tragedie umanitarie.
