1 Febbraio 2023, mercoledì
Home Italia Cronaca Orlandi, Cesaroni e Gregori: Tre misteri italiani di indagini mal riuscite

Orlandi, Cesaroni e Gregori: Tre misteri italiani di indagini mal riuscite


A cura di Ionela Polinciuc

I “cold case” delle due ragazze scomparse nel 1983 e la feroce uccisione della 20enne romana in via Poma sono destinati a riaccendersi ad ormai moltissimi anni di distanza. Nei giorni scorsi, a ravvivare la speranza di un conclusione della terribile morte della Cesaroni del 7 agosto 1990, erano state alcune notizie relative ad intercettazioni che potrebbero portare ad una reale riapertura giudiziaria del caso.
Al riguardo, riportiamo integralmente il comunicato stampa dell’onorevole Stefania Ascari

GIUSTIZIA, ASCARI (M5S): “SIMONETTA CESARONI, EMANUELA ORLANDI E MIRELLA GREGORI VITTIME ANCHE DI UNA GIUSTIZIA INCAPACE DI PUNIRE I COLPEVOLI. Sì ALLA COMMISSIONE DI INCHIESTA.”

“Simonetta Cesaroni, Emanuela Orlandi, Mirella Gregori:

tre misteri italiani, tre storie di dolore, di indagini mal riuscite, di omissioni, reticenze, menzogne, depistaggi.

Sono passati quasi quarant’anni dalla scomparsa di Mirella Gregori e da quella di Emanuela Orlandi. Trentadue anni dall’omicidio di Simonetta Cesaroni, uccisa con 29 colpi di arma bianca nell’ufficio di Via Poma. 

Queste giovani donne sono vittime anche di una giustizia incapace di individuare i colpevoli e di punire il male.

Oggi alla Camera Dei Deputati abbiamo presentato la proposta di legge, a prima firma del collega Roberto Morassut, per l’istituzione di una Commissione Parlamentare d’inchiesta che possa contribuire a far luce su ognuno di questi tre casi.

Già nella scorsa legislatura, in commissione Antimafia abbiamo svolto un lavoro di indagine approfondita sul delitto di Via Poma.

Il risultato è una relazione a mia prima firma, da cui risultano pressioni per indirizzare l’inchiesta su Vanacore, un elenco di insospettabili legati allo stabile di via Poma, depistaggi a busta paga dei servizi segreti, intercettazioni inedite che modificano l’orario del decesso e obbligano a una rivalutazione degli alibi. 

Ci sono poi punti su cui occorre continuare a indagare:

1. la resistenza della portiera Giuseppa De Luca a consegnare le chiavi dell’appartamento al personale delle Volanti sopraggiunte la tarda sera del 7 agosto presso lo stabile di via Poma; 

2. il possesso da parte della stessa De Luca delle chiavi con il nastrino giallo in dotazione del personale degli « Ostelli » e che dunque non avrebbero dovute essere nella disponibilità del personale del portierato; 

3. la riconsegna dell’agendina rossa « Lavazza » insieme agli effetti personali della ragazza, ma appartenente a Vanacore, il quale ha sempre dichiarato di non essere entrato nell’appartamento in un momento anteriore al ritrovamento del cadavere; 

4. le telefonate a Macinati Mario (che però la sentenza della Corte di assise di appello romana considerava avvenute esclusivamente negli orari canonici), le quali attestano che qualcuno cercò di mettersi in contatto urgentemente con il dominus degli Ostelli, Francesco Caracciolo di Sarno, attraverso il suo fattore (Macinati); 

5. le discrepanze di luoghi e orari per Vanacore (anche) dalle 22.30 alle 23.00; 

6. la circostanza che il telefono di Salvatore Volponi era stato a lungo occupato tra le 20.30 e le 21.00.

Mi auguro che tutto il materiale raccolto sul delitto di Via Poma possa fornire un contributo alla magistratura e si possa finalmente procedere con l’istituzione di una commissione di inchiesta sui casi Cesaroni, Orlandi e Gregori. 

Chiediamo risposte, verità e giustizia per le famiglie delle vittime che da decenni vivono nell’incertezza e per il Paese intero perché questi buchi neri nella giustizia sono indegni per una società civile.”

Così Stefania Ascari, deputata del Movimento 5 Stelle.Stefania Ascari

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