1 Dicembre 2022, giovedì
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Distruggere il mercato cripto


A cura di Biagio Deltaterra

Ci sono vari modi per tentare di distruggere il mercato cripto.

Il piu’ facile è colpire la reputazione delle stablecoin o dei token di un’azienda azzerandone la capitalizzazione, come nel caso di Terra-Luna.

Dal momento che il mercato cripto è ancora una piccola frazione degli asset globali, attaccare un token o una stablecoin come Terra con una montagna di vendite simultanee costa tuttora relativamente poco.

Non ci vuole nulla, per le piattaforme implicate nel crimine, a reperire i pochi milioni necessari a innescare il sell-off.

Al contrario, un’altra modalità fra le piu’ utilizzate per colpire le cripto, ossia la battaglia legale, ultimamente si sta dimostrando piu’ difficile da applicare, grazie alla preveggenza e al senso di responsabilità del team di Ripple.

Faccio una parentesi…

Nel nostro canale telegram abbiamo commentato il teatrino messo in scena in questi giorni dai due exchange Binance e FLX, che ha provocato un’ondata di vendite in tutto il mercato cripto.

Avevamo detto che personaggi come il CEO di Binance, ma anche lo stesso CEO di FLX, fanno parte di quel mondo torbido e volgare che rimonta ai primordi di questo settore e che evidentemente è duro a morire.

Cito questo evento, perché ci fa capire meglio, a contrasto, la natura totalmente differente del “caso” Ripple.

Nel “caso” Binance-FLX abbiamo due filibustieri che antepongono i propri interessi a tutto il resto e per un piatto di lenticchie mettono a repentaglio il loro stesso settore.

Nel “caso” Ripple invece abbiamo appunto Ripple, attaccata dalla SEC, che decide di non piegarsi al suo destino, ma anzi di intraprendere a proprio rischio una battaglia legale le cui implicazioni, nel caso di vittoria, porterebbe benefici incalcolabili a tutto il settore, non solo alla società stessa e ai suoi asset.

Cio’ è talmente vero che la disputa ha finito per coalizzare contro la SEC un po’ tutto il mondo “pulito” e responsabile del mercato cripto: inizialmente la sola Coinbase, ma poi ben altre 12 società del settore.

Tutte queste società hanno compreso che la posta in gioco è la sopravvivenza in America di tutto il settore, percio’ hanno deciso di sostenere Ripple nella sua causa legale, dimostrando di avere una visione nobile, ampia e lungimirante del proprio ruolo e delle proprie finalità.

…Tutto il contrario della furbizia priva di intelligenza che regnano in Binance e in FLX!

Anche nel “caso” Ripple tuttavia è implicato un personaggio che ricorda molto il CEO di Binance.

Gary Gensler, l’attuale capo della SEC, è in effetti la versione “istituzionale” di Changpeng Zhao, il CEO di Binance.

Come il suo cugino cinese, Gensler non riesce a dismettere i panni, indossati molti anni fa, dell’uomo corrotto e privo di scrupoli che non si ferma davanti a nulla.

Nei primi 19 anni del duemila, fino al suo trasferimento alla SEC, Gensler, nella veste di controllore del CFTC, permise l’illegale manipolazione a ribasso dell’oro perpetrata per anni dalle bullion bank, nonostante le molteplici condanne del Dipartimento di Giustizia americano.

Ora, divenuto capo della SEC in un momento di feroci discussioni su quale entità regolatoria debba avere competenze sul mercato cripto, tenta in tutti i modi di tirare acqua al proprio mulino diffondendo la visione antiquata di un settore privo di regole che solo gli austeri censori della SEC possono tenere sotto controllo.

Ma come nel caso dell’oro, anche qui stanno venendo fuori le irregolarità del modo di procedere di Gensler.

Vediamo perché…

Nella notte di Natale 2020, la SEC apre il procedimento contro Ripple accusandola di aver immesso sul mercato un “titolo di borsa”, cioè il token XRP, privo della necessaria autorizzazione.

Non serve aggiungere che i token e le criptovalute oggi non sono catalogate come “titoli di borsa”. In realtà una delle discussioni fra i vari enti regolatori americani è proprio se considerare le cripto come “titoli di borsa” o come valute. Ogni ente regolatore ha un parere diverso dagli altri; percio’ si tratta di una questione assai controversa.

Inoltre nel processo è ora emerso dai documenti e le email interne della SEC, che in quel periodo i suoi funzionari non consideravano ancora XRP come un “titolo di borsa”.

Perché è cosi’ importante?

Perché la costituzione degli Stati Uniti vieta alle agenzie governative di aprire un procedimento contro una società per una certa condotta senza prima aver avvisato la società che quella condotta era, appunto, illegale.

In questo ambiente dettato da regole molto complicate, una società puo’ portare avanti una attività senza rendersi conto che possa essere vista come illegale in base a una certa angolatura normativa.

Per questa ragione la legge stessa tutela le società da questi fraintendimenti, decretando che solo nel caso che la società in questione, nonostante l’avvertimento, prosegua nella condotta illegale, allora sia possibile determinare una vera intenzione fraudolenta e quindi procedere legalmente contro di essa.

Come dicevo, le indagini mostrano che la SEC non solo non ha rispettato le procedure, mettendo sull’avviso Ripple prima di procedere contro di essa, ma in realtà nel momento in cui ha perseguito Ripple non aveva lei stessa classificato il token XRP come “titolo di borsa”.

Dal canto suo invece Ripple è stata sempre attenta nel garantire la sua conformità normativa, perché fin dall’inizio si è specializzata nel settore delle istituzioni finanziarie tradizionali, incluse diverse banche centrali.

Oggi oltre 300 istituzioni finanziarie in 40 paesi hanno adottato la tecnologia di trasferimento di denaro di Ripple.

Parliamo quindi di una società che ha fatto della legalità e della conformità alle giurisdizioni finanziarie il suo marchio di fabbrica.

La sua reputazione nel settore ha certamente rafforzato la sua decisione di prendere il toro per le corna e portare avanti il chiarimento legale fino alle sue estreme conseguenze.

Ripple e le altre società che hanno fatto fronte comune sanno bene che se la SEC prevalesse, sarebbe un precedente per decretare quasi tutti i token e le criptovalute come “titoli di borsa”.

In tal caso, qualsiasi altra società del settore potrebbe essere colpita legalmente con l’accusa di aver quotato il suo token senza il permesso della SEC.

Sarebbe l’avvio di una serie infinita di procedimenti legali che paralizzerebbero l’industria della blockchain in America e di fatto farebbero perdere agli USA il primato finora raggiunto in questa tecnologia chiave del futuro.

Ma, come il suo cugino fuorilegge, Gensler non è minimamente preoccupato delle conseguenze sistemiche ed economiche del suo gesto. A lui basta difendere il proprio ruolo nel mondo finanziario, anche a costo di minacciare la rovina di un promettente segmento.

Come abbiamo già notato nella politica e in tanti altri settori, siamo ormai nell’epoca dei “bulli”, e il mondo finanziario non fa eccezione.

Sembra pero’ che nel caso di Ripple, proprio grazie alle irregolarità emerse dalle indagini sulla SEC, per una volta la giustizia potrà fare il suo corso.

Se Ripple e le società “alleate” vinceranno la causa, sarà una vittoria per tutto il settore, specialmente per la parte piu’ “pulita” di esso.

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