28 Novembre 2022, lunedì
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Layz:” Inizialmente il rap non era come oggi”

A cura di Ionela Polinciuc

Platone insegnava che:”la musica è la miglior medicina dell’anima; essa racchiude tutto quello che è necessario all’educazione dello spirito”.

Al riguardo, abbiamo intervistato Layz.

Come nasce la passione per la musica?

La mia passione per la musica nasce da giovanissimo. Uno dei primi ricordi che ho della mia vita riguarda proprio questo, una puntina che gira su un vinile, mio padre li collezionava e la domenica per i primi anni ascoltavamo tanta musica, e tra questi dischi c’erano ovviamente i nostri cantautori, Dalla, De Andre, Modugno, Renato Zero. Ricordo che pur non capendo i testi le loro voci mi hanno accompagnato per buona parte della mia infanzia e lo fanno tutt’ora. Inizialmente il rap non era come oggi, le radio e le televisioni non ne passavano e il massimo che si poteva trovare era qualcosa di americano. Quando ascoltai per la prima volta il rap in italiano mi piace pensare che avessi già le orecchie allenate dai nostri grandi cantautori.

Diventare un musicista professionista è un sogno condiviso da molti giovani di talento.Ma come fare per non perdere l’orientamento?

Cercare di non seguire per forza i trend del momento. Ti faccio un esempio. Oggi il mercato musicale richiede uscite costanti perché ogni venerdì viene droppata musica sempre nuova, e ormai questo trend porta ad avere un mucchio di singoli che vanno per una settimana per poi finire nel dimenticatoio. Io vengo da un mondo musicale fatto di dischi densi da ascoltare dalla prima all’ultima traccia. Ecco in un mondo fatto di singoli il modo migliore per non perdere l’orientamento è cercare di prendersi un attimo di tempo in più per scrivere dei dischi. E poi non essere schiavi dei numeri, se il tuo scopo principale è quello di fare numeri per diventare il nuovo Sfera Ebbasta hai già fallito prima di cominciare. Quanti ragazzi escono con un singolo che fa milioni di stream ma poi non riescono più a ripetersi? Perché probabilmente quegli stream non sono veritieri, e le carte da giocare sono già bruciate.
Quali sono state le esperienze che ti hanno maggiormente formato?

A livello personale sicuramente la scuola alberghiera in generale è stata una delle esperienze formative più grandi, è li che ho cominciato a formare il mio carattere nel bene e nel male. A livello artistico invece credo che un pò tutto il percorso e le conoscenze che ho fatto mi abbiano formato e mi stiano formando. Prima di iniziare il progetto Layz nel 2020 avevo un gruppo, lì ho imparato a lavorare in team e a convogliare i pensieri di più persone in uno solo, mentre da solista ho imparato a scrivere pezzi come “Lazzaro”, talmente personali che prima non pensavo di riuscirci. Dentro quella canzone e dentro quel disco ci sono cose che non avevo mai detto a nessuno nemmeno alle persone più care. Sono tutte esperienze che mi hanno dato maggiore consapevolezza dei miei mezzi.
Progetti attuali e futuri?

I miei ultimi tre singoli, “Disturbato”, “Che Finale” e “Dentro Me” fanno parte di un EP di 6 tracce in uscita a novembre dove ogni traccia è ispirata a un film diverso. Io lo definisco un progetto ponte tra il mio precedente album “Lazzaro”, un album di 14 tracce, e quello nuovo su cui sto lavorando. Sono una persona che scrive molto e non mi piace che la mia musica resti troppo tempo nel mio computer per cui cerco di essere il più produttivo possibile, almeno in questo momento della mia vita e della mia carriera.
Cosa pensi della situazione musicale attuale?

Penso che stiamo vivendo una fase di stallo. Anche se sembra che non sia cosi, come dicevo prima ogni venerdì esce tantissima musica, di questi prodotti pochi sono destinati a rimanere veramente nel tempo. Pensa che la musica rifletta la società in cui viviamo, è sempre stato cosi nel corso della storia, e in questo momento la musica è solo ed esclusivamente merce di consumo da mettere nel carrello, pronta a essere gettata nel cestino appena ne esce di nuova. Credo che passerà questo momento e la gente ridarà alla musica il giusto peso che merita. Nel mio genere ad esempio c’è un ritorno alle origini. Dopo questa ondata che abbiamo avuto dal 2016 di trap e drill dove sembrava non esistesse più altro si sta ritornando al suono classico, quello del cosiddetto boom-bap. Il rap è cosi, nonostante le mode passeggere o i suoni che suono dei trend alla fine tornerà sempre a essere come deve. La cultura hip hop la puoi piegare, miscelare, provare a cambiare ma ha un’identità talmente forte che alla fine torna

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