6 Ottobre 2022, giovedì
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Criticità del sistema Giustizia: la parola all’Avv. Antonio Caiafa


A cura di Ionela Polinciuc

I tempi della giustizia civile italiana sono più che doppi rispetto a quelli di Spagna e Francia, per non parlare di quelli della Germania. Per arrivare a una sentenza definitiva ci vogliono in media più di sette anni, rispetto ai circa tre degli altri paesi europei.
Una situazione che non può che avere ripercussioni sulle possibilità di investire nel nostro paese.
Al riguardo, abbiamo intervistato l’Avv. Prof. Antonio Caiafa, Consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Roma.

Perché la giustizia in Italia è così lenta e costosa?

I principi ed i criteri direttivi della delega sulla riforma del processo, che troveranno attuazione quando saranno emessi i decreti delegati, prevedono la compresenza di un modello processuale innanzi al Tribunale, in formazione monocratica, un altro collegiale ed un terzo, ancora, dinanzi al Giudice di Pace: modelli questi destinati a convivere con quelli previsti per le controversie di lavoro, locatizie ed agrarie.
In siffatto contesto non sembra possa dirsi in essi sussistere la presenza di quegli elementi in grado di assicurare la effettività della tutela dei diritti, ciò in quanto gli obbiettivi di semplificazione, speditezza e razionalizzazione del processo civile sono incompatibili con la moltiplicazione dei riti.
Stabilire regole diverse per le controversie evidenzia preoccupanti contraddizioni, anche se dettate da regole uniformi, non potendo il legislatore delegato ignorare i modelli processuali predefiniti dovendo, al contrario adempiere al difficile compito di coordinare la nuova normativa con quella frutto delle altre riforme relative alla crisi di impresa e dell’insolvenza.
Il legislatore delegato dovrebbe realizzare semplificazione, speditezza e razionalizzazione del processo civile ma l’accelerazione che si ipotizza di poter conseguire non può essere affidata esclusivamente a regole procedimentali fintanto che il numero dei giudici rimane invariato e anche il personale di cancelleria, per essere l’organico ridotto rispetto a quello necessario, il che determina un rallentamento grave e preoccupante del sistema Giustizia.
Costituisce serio problema per gli operatori l’introduzione di norme sempre nuove, scritte peraltro da chi non ha mai avuto la possibilità concreta di entrare in un’aula di Giustizia e rendersi conto di come il processo si articola, tanto da poter comprendere che cos’è che non funziona.
Non si tratta di dover formulare norme astratte, ma disposizioni che concretamente offrano una soluzione reale, anche in tempi adeguati, dal momento che avere giustizia in ritardo equivale a non averla, con le inevitabili conseguenze per gli operatori e l’utente finale: il cittadino.

Cosa ne pensa della decisione che ha dovuto prendere il Presidente del Tribunale di Roma sospendendo le udienze dal 15 ottobre per 6 mesi?

Sulla decisione del Dott. Roberto Reali si è già espresso il Presidente del Consiglio dell’Ordine, Avv. Antonino Galletti, che ha evidenziato aver appreso della singolare iniziativa dalla stampa non condividendo, quindi, il metodo, per essere stata la decisione assunta senza interlocuzione con l’Avvocatura istituzionale. Essa non appare neppur giustificata dalla preoccupante e grave carenza degli organici che compromettono la credibilità del sistema in ragione dei gravi ed ingiustificati ritardi.
Da parte mia trovo assolutamente ingiustificata l’assunta decisione dal momento che il provvedimento crea un grosso imbarazzo, non potendosi ritenere sufficiente la creazione di una corsia preferenziale apparente, sul presupposto che il completamento da parte dei Magistrati del lavoro relativo a fascicoli pendenti possa tradursi in una soluzione ragionevole ed in grado di assicurare quella accelerazione che non vi sarà.

Cosa ne pensa della circolare del Tribunale di Milano con la quale sono state riviste le regole di assegnazione degli incarichi di curatore, commissario e liquidatore giudiziale in assenza della realizzazione dell’Albo previsto dal Codice della Crisi?

A tal riguardo il Consiglio dell’Ordine ha chiesto un immediato intervento della Ministra della Giustizia, Prof.ssa Marta Cartabia, al fine di avere chiarimenti in ordine alla presentazione della domanda per l’accesso all’Albo istituito con l’art. 356 C.C.I., ciò in quanto il 6 luglio 2022 è entrato formalmente in vigore il D.M. n. 75/2022 per la costituzione e l’accesso a detto Albo, che ha stabilito modalità e tempi non suscettibili di poter essere rispettati, per quel che concerne la presentazione delle domande, in assenza della costituita prevista area web.
Le date richiamate nel D.M. destano stupore, se si considera che il Codice della Crisi, in attuazione della legge delega, del 19 ottobre 2017, n. 155, è stato emanato con il d.lgs. 12 gennaio 2019, n. 14 e, con riferimento a quanto previsto dall’art. 356, ovvero all’Albo dei soggetti incaricati, è intervenuto il d.lgs. 26 ottobre 2020, n. 147, al fine di consentire l’inserimento nell’Albo Nazionale, per il conferimento degli incarichi professionali di coloro che avessero partecipato ad un Corso formativo di quaranta ore.
L’Albo non costituito, ancorché istituito, ha la funzione di garantire che il conferimento degli incarichi avvenga a favore di soggetti comprovata professionalità, prevedendo la sospensione e cancellazione in presenza di situazioni accertate dall’Autorità preposta alla vigilanza ed al controllo, nonché al monitoraggio sul funzionamento di esso e, per tale ragione, il legislatore ha rimesso alla Scuola della Magistratura l’elaborazione delle linee guida cui devono attenersi i corsi di formazione, tuttavia non istituiti.
La funzione dell’Albo è di assicurare che le nomine, vengano effettuate secondo criteri di trasparenza e turnazione nell’assegnazione degli incarichi, bilanciate con l’esigenza di officiare Professionisti dotati delle necessarie e specifiche esperienze, in rapporto alla natura ed all’oggetto dell’incarico e, ai fini del primo popolamento, è stata prevista la possibilità di nominare coloro che avessero ricoperto il ruolo di Curatori, Commissari o Liquidatori giudiziali, in almeno quattro procedure negli ultimi quattro anni, poi ridotti a due, previsione questa che collide con la riconosciuta possibilità di essere inseriti nell’Albo all’esito della partecipazione ad un Corso formativo di quaranta ore.
Appare evidente che l’iniziativa presa dal Tribunale di Milano, sempre solerte, è conseguenza della preoccupante inerzia dell’esecutivo per non aver dato corso, nei tempi, a quanto previsto da norme già in vigore.
La situazione ho motivo di ritenere che non migliorerà poiché anche altri Tribunali assumeranno iniziative identiche con la conseguenza che si avranno linee guida variegate, rimesse alla fantasia di chi le predisporrà.
Di tutto ciò ne risente il sistema voluto e creato per assicurare trasparenza, rotazione, professionalità e controllo nell’affidamento delle procedure.

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