6 Ottobre 2022, giovedì
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Giustizia tra il giusto e l’ingiusto

A cura di Ionela Polinciuc

Udienze sospese a partire dal 15 ottobre per i prossimi sei mesi: “Manca il personale”.
Ma se la pandemia deve avere un effetto, dovrebbe essere quello di scoprire gli alibi, non di crearne di nuovi. Viene da chiedersi quando arriverà il momento della giustizia. Invece, per il popolo italiano arriva un altra sconcertante notizia: il Presidente del palazzo di giustizia di Roma con un provvedimento del 12 agosto, ha stabilito che a decorrere dal 15 ottobre e per i prossimi sei mesi non saranno più assegnati ai tribunali collegiali i procedimenti.

Una valanga di critiche e proteste, contro il Presidente Reali per la drastica decisione presa. Tutti a chiedersi quando accadrà che un processo sia celebrato in tempi ragionevoli.
Si parla di una scopertura del 14,5% nell’organico delle toghe. Le udienze in cui più giudici sono chiamati a decidere per la delicatezza delle questioni in gioco, saranno sospese per mancanza di magistrati. Gli avvocati ormai stremati, da liberi professionisti pagano a caro prezzo il rallentamento dell’attività della giustizia.
Chi invece non è un giurista stenta a capire come funziona la giustizia italiana. La notizia della firma del provvedimento da parte del Presidente del Tribunale di Roma è solo l’inizio di un susseguirsi di altri Tribunali che non sono messi meglio e scatenano le polemiche degli addetti ai lavori anche se il vero danneggiato è la società civile vittima dell’assenza di interventi legislativi ed operativi.
Si poteva prevenire questo arretrato che si è costituito nei Tribunali ?
Doveva e deve intervenire il Governo di concerto con il Parlamento, con un provvedimento di urgenza, esattamente come ha fatto nel periodo della pandemia.
Oggi, gli affari, gli interscambi, i contenziosi sono anche di natura Europea. Ma nonostante questo, la nostra legge non si è adeguata.
Non è giunto il momento che il Parlamento concluda i lavori già avviati nelle comissioni giustizia, senato e camera per provvedimenti di clemenza per reati minori che quasi sempre arrivano alla conclusione del giudizio con prescrizione dei fatti.
Che la macchina della giustizia è burrocraticamente ingolfatta, lo sanno i cittadini, e pagano a proprie spese le consequenze. Ma è da contestare il presidente che ha preso il provvedimento o l’assenzza del governo che non interviene sulle attività per tutelare i diriti del cittadino?
Nessuna situazione straordinaria dovrebbe durare tanto a lungo da diventare ordinaria. Troppe volte è accaduto in passato e come cittadini ne abbiamo pagato le conseguenze.
Vedere a che punto è arrivata la giustizia, che un Presidente di un tribunale ha dovuto intervenire lui, quando questo è un provvedimento che spetta al Governo. Il Presidente del Tribunale può certamente rinviare un’udienza diversamente essere costretto per motivi di sovraccarico e carenza del personale del tribunale messo alle strette e visto che chi di dovere non è intervenuto a sospendere le attività funzionali di un Tribunale che nel rispetto della carta costituzionale è istituito per fa rispettati i diritti e doveri.
Pensiamo all’emergenza lavoro, all’emergenza rifiuti, al degrado urbano, alla carenza di servizi. Quante volte il tempo trascorso a protestare e indignarsi è poi diventato il tempo della rassegnazione, del “tanto le cose vanno così”, di fronte a situazioni emergenziali a cui non si è saputo o voluto porre rimedio? La giustizia non può essere lasciata in uno stato di emergenza nell’emergenza. Perché di mezzo ci sono diritti e doveri, garanzie, libertà che non possono essere sacrificate ulteriormente. Lo erano già prima della pandemia, tanto che per anni si è dibattuto di riforme e criticità da risolvere senza mai giungere a un reale ed efficace punto di svolta. E lo sono ancor di più adesso, dopo la pandemia che ha imposto restrizioni e cambiamenti che hanno finito per rallentare e appesantire i ritmi già troppo lenti della giustizia.

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