8 Agosto 2022, lunedì
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Draghi alla prova del Senato, M5s tentati dall’uscita dall’Aula

Nuova prova in Aula alla Camera con il voto finale sul decreto aiuti mentre resta la tensione dentro a M5s.

Dopo  l’ok alla fiducia (che alla Camera è separato rispetto a quello sul provvedimento) un nuovo voto a Montecitorio.

Ma gli occhi sono puntati su Palazzo Madama dove il voto di fiducia e quello sul testo sono contestuali e non è escluso, come evidenzia anche in un colloquio con Repubblica il ministro pentastellato Patuanelli, che il partito possa uscire dall’Aula.

Un gesto che non avrebbe conseguenze sull’esito della votazione ma non potrebbe non avere una eco da quello politico

Intanto i pontieri Pd sono al lavoro per evitare lo strappo. I Dem tendono una mano ai pentastellati che – consegnato il documento con le loro nove priorità al premier Mario Draghi – hanno un piede dentro e uno fuori dall’esecutivo. Basta con i politicismi, è il messaggio del partito democratico che, che indicano una via concreta per uscire dall’impasse: lavorare sui temi, “dando risposte sui salari e sul welfare”. Per il vicesegretario del Partito Democratico, Peppe Provenzano, è questa la chiave di volta: sia durante questa esperienza di governo, sia per le future alleanze: “La grande sfida per i progressisti è dare risposte ora sui salari e sul welfare al governo, e con una proposta di radicale cambiamento per vincere le elezioni”. La consonanza con le proposte portate da Giuseppe Conte a Palazzo Chigi è evidente ed è su questo che si lavorerà nei prossimi giorni per arrivare ad un punto di sintesi. “Penso che il M5S non romperà. Sta ponendo dei temi che devono essere oggetto di un confronto politico”, dice il responsabile enti locali del Pd, Francesco Boccia.

Intanto il premier sta preparando l’atteso incontro con i sindacati di martedì, dove si potrebbe parlare di rinnovo dei contratti, taglio del cuneo fiscale e anche della proposta a cui sta lavorando il ministro Andrea Orlando sui minimi salariali, per il contrasto al lavoro povero.

Questioni e appuntamenti già programmati da tempo, ma che potrebbero offrire un’importante sponda anche a Conte, si osserva in ambienti parlamentarli. Il leader del M5s, stretto tra la responsabilità di un addio traumatico all’esecutivo e le fortissime spinte centrifughe nel suo partito, è in attesa di un segnale. Nonostante la linea dura sia prevalente, non tutti i 5 stelle sarebbero pronti all’addio. Uno strappo, secondo i calcoli degli ex compagni di squadra di Ipf porterebbe un’altra quindicina di parlamentari dalla parte di Di Maio. A complicare la vita della maggioranza di certo sono poi le proposte su cannabis e ius scholae, che vedono uniti a supporto Partito Democratico e Movimento e contrari Lega e FI. “La priorità del ‘campo largo’? La droga libera. Siamo alla follia!”, punta il dito Matteo Salvini. “Stiamo bloccando il dibattito con cannabis e ius scholae”, gli fa eco Antonio Tajani.

“Da domani in avanti noi voteremo solo e soltanto quello che serve all’Italia e agli italiani, il resto lo lasciamo votare a Pd e M5S”: il segretario della Lega Matteo Salvini lo ha detto parlando alla festa del partito a Adro, nel Bresciano dicendo che la domanda dei giornalisti “state dentro, state fuori è mal posta”. “Se questo coincide col governo bene, se no è un problema del governo, mica un problema mio” ha aggiunto. “Si vota fra 240 giorni, non cambia la legge elettorale e vince il centrodestra a guida Lega”: questa è la previsione del segretario del Carroccio. “In questi 240 giorni però – ha aggiunto – dovremo dare battaglia” su temi come la legge Fornero, che non deve tornare in vigore.

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