30 Giugno 2022, giovedì
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Mosca dialoga con il Vaticano, 1.500 i civili uccisi solo nella regione di Kiev

Più di 1.500 civili sono stati uccisi nella sola regione di Kiev durante l’occupazione russa, ad oggi 1.200 corpi non sono stati identificati: si tratta di uomini per il 75%, il 2% bambini e il resto donne.Lo ha detto il capo della polizia nazionale ucraina (Npu) Igor Klymenko in un’intervista a Interfax-Ucraina.

“Abbiamo ricevuto segnalazioni da tutto il Paese e aperto un procedimento penale per la morte di oltre 12mila persone trovate soprattutto nelle fosse comuni”, ha spiegato, “un gran numero di vittime è stato scoperto in casa, la morte dovuta alle ferite riportate”, ma proprio sulle fosse comuni Klymenko ha sottolineato che è troppo presto per parlare di cifre definitive, “perché ogni settimana le forze dell’ordine trovano dei corpi”.

“A Bucha, Irpin, Gostomel e Borodyanka c’erano molte persone uccise che giacevano per strada: i cecchini sparavano dai carri armati, dai mezzi corazzati, nonostante le fasce bianche che le persone portavano al braccio come aveva imposto i russi”, ha aggiunto Klymenko.

ZELENSKY: MARIUPOL SARA’ LIBERATA

“Nell’ottavo anniversario della liberazione di Mariupol dai terroristi filorussi, stiamo ancora una volta combattendo per questa città e per tutta l’Ucraina.

Come allora, nel 2014, Mariupol sarà di nuovo libera. La bandiera ucraina tornerà lì, così come in ogni città e villaggio dove sono arrivati gli occupanti. Perché questo è il nostro Paese e il nostro popolo”. Lo ha scritto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky su Telegram facendo riferimento al fatto che nel 2014 Mariupol è stata per un mese sotto il controllo dei militanti dell’autoproclamata Repubblica del Donetsk.   

I FILORUSSI: A SEVERODONESTK RESA O MORTE
Le forze ucraine sono bloccate a Severodonetsk e “quelle unità militari ucraine che sono lì hanno due opzioni: seguire l’esempio dei loro colleghi e arrendersi, o morire. Non hanno altra opzione”. Lo ha detto in un incontro con la stampa, come riporta Ria Novosti, il vice capo del dipartimento della Milizia popolare della sedicente Repubblica Popolare del Donetsk Eduard Basurin. Secondo lui, ieri i soldati delle Forze armate ucraine hanno fatto saltare in aria l’ultimo ponte che collegava Severodonetsk con Lysychansk, e ora non possono lasciare la città.

Secondo gli ucraini, sono le forze russe ad aver distrutto il ponte tra Severodonetsk e la vicina e gemella città di Lysychansk,impedendo così di fatto la possibile evacuazione di molti civililungo quella traiettoria. In particolare, il governatore della regione di Lugansk, Serhiy Gaidai, ha affermato che i militari russi hanno distrutto un ponte che collega le due città e che al momento soltanto uno di tre ponti che collega le due città resta praticabile.

Secondo Gaidai i russi al momento controllano il 70% di Severodonetsk e l’evacuazione di massa e il trasporto di articoli in gomma a causa dei bombardamenti sono impossibili. “I russi controllano totalmente la maggior parte di Severodonetsk. I combattimenti sono così feroci che la lotta può durare un giorno, nemmeno per la strada, ma solo per un grattacielo. Azot ha circa 500 residenti, 40 dei quali sono bambini. La zona industriale è pesantemente bombardata da artiglieria nemica di grosso calibro”, ha scritto Gaidai. Gaidai ha aggiunto che le persone rifugiate nell’Azot non sono così forti come quelli dell’Azovstal di Mariupol, quindi “le autorità e i militari stanno cercando di effettuare un’evacuazione organizzata con garanzie di sicurezza”.

KIEV: SERVE PARITA’ DI ARMI PESANTI
Per porre fine alla guerra l’Ucraina ha bisogno di parità di armi pesanti con la Russia. Lo ha dichiarato su Twitter il consigliere del capo dell’Ufficio del Presidente ucraino Mykhailo Podolyak, indicando il tipo di armamenti necessari: 1.000 obici da 155 millimetri, 300 lanciarazzi multipli Mlrs, 500 carri armati, 2.000 veicoli corazzati, 1.000 droni. E ha aggiunto che la decisione sul numero di armi che l’Occidente invierà è attesa per mercoledì, quando i ministri della Difesa di tutto il mondo si incontreranno presso la sede della Nato a Bruxelles.

L’ALLARME DI ZELENSKY
La Russia sta schierando forze di riserva nel Donbass per sostenere l’assalto alla città di Severodonetsk, “dove sono in corso combattimenti molto feroci letteralmente ad ogni metro”, così come a Lysychansk, Bakhmut e in altre aree. Lo ha detto nel suo tradizionale discorso video nella notte, come riporta Bbc, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky che ha affermato che la Russia sta schierando nella regione orientale del Donbass “coscritti poco addestrati e raccolti con una mobilitazione segreta”.

Per Zelensky la Russia può tagliare il traguardo delle 40.000 truppe perse già a giugno. “In nessun’altra guerra in molti decenni hanno perso così tanto”, sottolinea il leader ucraino, accusando i generali russi di considerare il loro popolo come “carne da cannone“.

Dal 24 febbraio la Russia ha lanciato 2.606 missili da crociera in Ucraina. Lo afferma nel tradizionale video notturno Volodymyr Zelensky affermando che nel 109° giorno “di una guerra su vasta scala” l’Ucraina chiede “ai nostri partner una cosa semplice: l’Ucraina ha bisogno di moderni sistemi di difesa missilistica”.

PUTIN RIMUOVE POKLONKAYA
Il Presidente russo Vladimir Putin, intanto, ha firmato un decreto che solleva Natalya Poklonskaya dall’incarico di vicedirettore dell’Agenzia federale per gli affari della Comunità degli Stati Indipendenti, i connazionali all’estero e la cooperazione umanitaria internazionale. Lo riferisce Interfax. Il decreto presidenziale, pubblicato sul portale Internet ufficiale per le informazioni legali, ordina che “Natalya Vladimirovna Poklonskaya sia sollevata dall’incarico di vicedirettore dell’Agenzia federale per gli Affari della Comunità degli Stati Indipendenti, i Compatrioti all’estero e la Cooperazione umanitaria internazionale”.

Poklonskaya, ucraina naturalizzata russa, è stata procuratrice generale della Crimea ed è stata eletta nel 2016 con Russia Unita alla Duma di Stato. Ad aprile aveva criticato l’invasione russa in Ucraina sostenendo che “la lettera ‘Z’ simboleggia la tragedia e il dolore sia per la Russia che per l’Ucraina”.

MOSCA: DIALOGO APERTO CON IL VATICANO
La Russia accoglie con favore gli sforzi di mediazione della Santa Sede nel conflitto in Ucraina. Lo afferma in un’intervista a Ria Novosti il direttore del Primo dipartimento europeo del ministero degli Esteri russo, Alexey Paramonov. “La dirigenza vaticana ha ripetutamente dichiarato la propria disponibilità a fornire ogni possibile assistenza per raggiungere la pace e porre fine alle ostilità in Ucraina. Queste affermazioni sono confermate nella pratica. Manteniamo un dialogo aperto e riservato su una serie di questioni, principalmente legate alla situazione umanitaria in Ucraina”, ha detto Paramonov.

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