16 Maggio 2022, lunedì
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Francesco Petrillo: ‘’L’Europa sta rischiando di essere ancora più debole dal punto di vista della sua struttura politica’’

A cura di Ionela Polinciuc

Il mondo a quasi due anni dall’inizio della pandemia di Covid-19 è virato. In ogni senso. Virato perché ancora costretto a fare i conti con la pandemia, la cui “prova del nove” sarà la stagione autunnale che le nazioni più avanzate della Terra affronteranno con campagne di vaccinazioni, presumibilmente, alla fase terminale o in via di completamento. Ma virato anche perché il virus ha assunto la connotazione di una cesura epocale. Fungendo da catalizzatore di cambiamenti sistemici, di rivalità geopolitiche, di traiettorie storiche. Mostrando l’immanenza del possibile cambio di paradigma legato alla sovrapposizione tra nuove dinamiche economiche, l’urgenza della questione ambientale, la rilevanza degli sviluppi nella tecnologia e dei suoi effetti sulle relazioni internazionali.

L’opportunità che abbiamo oggi di cambiare il paradigma e riorientare la politica europea in modo sostenibile rischia però di esaurirsi molto rapidamente, come ha dimostrato e dimostra la crisi in atto – tanto più se non si avvierà al più presto un lavoro sulle proposte. Oggi, proponiamo un approfondimento su questi temi con il Prof. Avv. Francesco Petrillo dell’Università del Molise, giurista e politologo, Autore, tra le altre sue pubblicazioni sull’Europa, del volume Europa senza statualità del 2013 e del saggio  ‘’ Il Manifesto di Ventotene e la duplice idea d’Europa’’ del 2021 

Prof. Petrillo: Come nasce il suo lavoro su ‘’ Il Manifesto di Ventotene e la duplice idea d’Europa?

‘’ Questo saggio è interno a un volume sull’idea dell’Europa, che faceva in qualche modo ritornare al centro dell’attenzione la questione di considerare l’idea unitaria dell’Europa dal Rinascimento dal Manifesto di Ventotene.  Era stimolante! Avevano ritenuto che io potessi svolgere la parte sul manifesto di Ventotene. Li avevo avvertiti però che difficilmente mi sarei unito al coro delle sirene inneggianti al Manifesto. Ho studiato con una certa passione l’argomento, sono stato a Ventotene e alla biblioteca di Ventotene circa un mese ed è proprio dal rapporto con l’isola mi sono accorto che c’è un’anomalia nella vicenda di Rossi e Spinelli, che ho cercato di ripensare. In poche parole, c’è un limite congiunturale e storico all’interno del Manifesto costruito sulla convinzione che l’esigenza di evitare lo scontro tra le nazioni potesse far considerare opportuno non tenere conto della teoria politica mediterranea ma ricondursi decisamente al federalismo nordamericano.’’

Il Manifesto di Ventotene, nella congerie cronachistica dell’Europa Unita, ha ancora una sua attualità?

‘’ Guardi io di recente sono stato all’Università della Magna Graecia a Catanzaro a parlare di questa cosa è ho visto una certa reazione negativa da parte di dottorandi che partecipavano al dottorato di ricerca nel quale stavo tenendo il seminario. C’è un’idea diffusa che il Mediterraneo in fondo non sia  una culla di cultura di libertà di pensiero e di possibile prospettiva anche politologica e comune. Ma piuttosto il mediterraneo sia un punto di scontro più che di incontro, un punto di conflitto. Quindi si giunge a ritenere che  il manifesto di Ventotene  sia pensato giustamente in maniera antitetica rispetto alla teoria tipica della statualità. Devo dirle che proprio questa simpatica vicenda di Catanzaro nella quale ho avuto il piacere di discutere con i dottorandi, mi ha convinto che la sintesi del problema  è una certa confusione. O l’Unione europea si pensa in relazione allo stato oppure l’Unione europea fuori dalla statualità diviene una proposta piuttosto velleitaria. Al di là degli incubi creati dalla seconda Guerra mondiale e dei sogni stimolati dalle speranze atlantiche, il Manifesto è solo un insieme di buoni propositi se trascura, a partire da un’isola mediterranea, la teoria dello stato che prende le mosse dal pensiero di Machiavelli, quella, per intenderci, fondata sull’equilibrio europeo:

Qual è la contraddizione ideale nel Manifesto di Ventotene?

La contraddizione è l’idea federalista tenuta in conto a prescindere dagli stati che debbono costituire la federazione. Un federalismo senza stato non è credibile per la storia e la dimensione teorica della politica europea. Il mio libro Europa senza statualità poneva con chiarezza questa necessità dello stato nella dimensione dell’Europa Unita e cercava di spiegare, già nel 2012/13, perchè’ l’Inghilterra avrebbe avuto difficoltà a permanere in Europa e perché la Corte Suprema tedesca aveva avuto difficoltà a riconoscere il potere di firma della politica tedesca rispetto a un debito eccezionale per l’Europa.

Ci sta qualche duplicità negata dell’idea d’Europa?

“ Certo! Fissata nella differenza tra prospettiva centroeuropea  e Mediterranea. La duplicità possibile è quella di tener conto da un lato di un’Europa che si trova al centro del continente europeo, da un altro lato di un’Europa che non si può negare essere Europa ma che invece si sviluppa all’interno del Mediterraneo.’’

L’idea di un’Europa unita non è nuova. La si può rintracciare in diverse fasi della storia del nostro continente, Lei cosa ha da dire al riguardo?

‘’ C’è il problema dell’Europa come equilibrio europeo, c’è il problema dell’Europa come anti arabismo, anti Oriente, c’è il problema dell’Europa come anti Occidente. Il mediterraneo europeo è un’istanza  policulturale complessa perché permette di raccogliere una probabilità di spazi ideali che sfuggono ad una visione d’Europa raccordata soltanto al continente europeo. La vera questione è capire che l’Europa se da un lato è abbastanza definita nella sua parte continentale trova confini più articolati e complessi dalla parte mediterranea. Da lì bisogna ripartire.

Concludo con una domanda che mi suscita particolare interesse: Lei pensa che l’Unione Europea è importante per la nostra vita quotidiana?

‘’ Si, è importante per la nostra vita quotidiana se la nostra dimensione Europea diventa una dimensione politica. ‘’

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