1 Dicembre 2021, mercoledì
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Il difficile contesto familiare in cui viveva il piccolo Matias, ucciso a 10 anni

È ancora piantonato in ospedale in stato di arresto Mirko Tonkov, 44enne polacco, accusato di aver accoltellato e ucciso il figlio Matias, 10 anni, a Vetralla, vicino Viterbo. I carabinieri, coordinati dalla procura, sono ancora al lavoro per ricostruire le motivazioni che si nascondono dietro al delitto.

La donna, infatti, alle domande dei militari avrebbe risposto sminuendo i fatti. Il lavoro dei carabinieri dunque è stato quello di controllare il rispetto degli obblighi da parte dell’uomo e a quanto risulta, il 44enne, prima dell’omicidio di martedì pomeriggio, non avrebbe mai violato la misura dell’obbligo di divieto di avvicinamento alla quale era costretto.

Restano dunque aperte alcune domande: cosa può aver spinto un padre a così tanta ferocia? E perché ha assunto farmaco subito dopo? Voleva togliersi la vita? A questo cercheranno di rispondere le indagini dei militari, coordinati dai pm di Viterbo.

“Siamo impegnati in un incontro tutti insieme in classe. Abbiamo raccontato ai bambini che il piccolo Matias non c’è più. Lo sapevano già”. Lo ha detto il dirigente scolastico della scuola primaria Peruzzi – Cecchini di Vetralla, quella frequentata fino a ieri da Matias, il bambino di dieci anni barbaramente ucciso nella sua abitazione di stradone Luzi.

“Abbiamo chiesto ai suoi compagni di raccontarci un ricordo, un gioco fatto insieme, un aneddoto – prosegue il preside – stiamo cercando prima di tutto di ascoltarli e di fargli tirare fuori le loro emozioni. La psicologa della scuola sta conducendo una attività di rilassamento. Era un bambino dolce e affettuoso”.

Proprio davanti alla scuola davanti alla scuola dove il bambino frequentava la quinta elementare il 44enne era stato notato nella mattinata, sembra già in stato confusionale, per poi dirigersi verso l’abitazione dove la donna, da cui non era ancora separato legalmente, viveva con il figlio.

Sulla vicenda stanno ora indagando i carabinieri di Viterbo che stanno ascoltando tutti i possibili testimoni per cercare di capire cosa sia accaduto tra le 13.00, quando un parente ha riaccompagnato a casa il bambino finite le ore di lezione, e le 15.30, quando la mamma è rientrata a casa.

A riferire la tempistica ai carabinieri di Viterbo è stata la stessa donna, poi ricoverata sotto choc. “Tutte le volte che non riusciamo ad intervenire in tempo la cosa ci colpisce enormemente. Alle volte prevedere epiloghi di questo tipo è veramente difficile”.

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