8 Agosto 2022, lunedì
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Effetto serra e jet stream, così cambia il clima mondiale

Gli eventi estremi intesi come conseguenza del cambiamento climatico sono ancora più consistenti e imprevedibili. La grandine devastante su Parma e Modena (e due settimane fa su Torino) e gli incendi che da tre giorni bruciano parte della Sardegna occidentale — complici il caldo eccezionale e la mano dolosa di qualche piromane — sono due esempi eccezionali. Che cosa c’è all’origine di questi sconvolgimenti? La risposta, per quanto banale, è da ricercare nel disastroso fenomeno che va sotto il nome di effetto serra.

Non tutti gli scienziati, però, sono d’accordo con l’imputare solo al surriscaldamento globale i fenomeni meteo catastrofici. Secondo Michael Mann, direttore dell’Earth System Science Center presso la Pennsylvania State University, incendi e inondazioni sempre più violenti e frequenti dipendono dalla natura mutevole della «corrente a getto» una stretta fascia di venti che viaggia tra i 7 e i 10 chilometri di altezza dal suolo con il «ruolo» di pilotare le perturbazioni e generare campi di alta e bassa pressione nel tentativo di colmare il divario di temperatura tra le latitudini tropicali e quelle polari.

La jet stream che regola il tempo nell’emisfero settentrionale sta diventando «più lenta e ondulata», in particolare nei mesi estivi — spiega il professor Mann —, e diventando più “lenta e traballante”, i sistemi ad alta pressione e a bassa pressione crescono di grandezza e rimangono bloccati sul posto: significa che le ondate di calore e la siccità (collegate ai sistemi ad alta pressione) e le inondazioni (collegate ai sistemi a bassa pressione) diventano entrambe più persistenti». 

Il mondo si è riscaldato in media di circa 1,2°C dai tempi preindustriali, ma tale riscaldamento è distribuito in modo non uniforme, con la regione artica che si riscalda circa tre volte più velocemente rispetto al resto del mondo, in gran parte a causa della perdita di neve e ghiaccio riflettenti. Questo riscaldamento artico ha un grande impatto sulla corrente a getto, che è governata in parte dalla differenza di temperatura tra l’aria fredda polare e l’aria calda tropicale.

C’è poi il tema delle migrazioni che gli sconvolgimenti climatici stanno provocando:alcuni studi sul surriscaldamento globale sostengono che i mutamenti del clima indurranno gran parte della popolazione di città e pianure a cercare, anche in Italia, entro fine secolo, sistemazioni più salubri in alta quota. E se in Padania si andrà verso una media di 38 gradi sarà inevitabile avere migrazioni anche prima del 2050. Eppure i migranti italiani del climate change sono poca cosa rispetto a quanto l’Onu prevede accadrà per i profughi climatici di 4 grandi aree del mondo: entro il 2050, 143 milioni di persone diverranno «profughi climatici». Lo segnala anche un rapporto della Banca Mondiale. Un cambiamento epocale che non riguarderà soltanto regioni come l’Africa Subsahariana, l’Asia del Sud e l’America Latina.

Una situazione nettamente squilibrata e non gioca a favore della popolazione mondiale: non solo disastri climatici ma anche un sensibile peggioramento delle condizioni di vita che porterà i popoli a disabitare le zone di appartenenza. Gli effetti del surriscaldamento globale si traducono in squilibri ambientali e meteorologici dalle conseguenza un tempo inimmaginabili. Eppure c’è ancora chi nega che la mano dell’uomo giochi un ruolo rilevante nel peggioramento dell’effetto serra. E che le conseguenze peggiorative del clima siano da attribuire esclusivamente a mutamenti naturali e “casuali”. In ogni caso il nostro Pianeta sta mutando rapidamente e noi stiamo già pagando il conto.

a cura di Maria Parente

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