25 Luglio 2021, domenica
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Saman Abbas, la storia di una donna che guardava altrove. E paga con la vita

La scena terribile emerge nel racconto che il fratello di Saman, un sedicenne, ha fatto venerdì mentre veniva ascoltato come testimone in tribunale. Quando qualcuno — tra gip, procuratrice, pm e avvocati — gli chiede se sia possibile indicare il posto in cui Saman è stata seppellita, lui scuote la testa come per dire no. Però nel farlo aggiunge una cosa importantissima: «Posso indicarvi il punto esatto, vicino a una serra, in cui mia madre ha affidato Saman a mio zio Danish Hasnain», l’uomo che poi, qualche minuto più tardi, l’avrebbe uccisa «forse strangolandola».

La mezzanotte del 30 aprile è passata da nove minuti esatti e quel che filmano le telecamere di sorveglianza dell’azienda agricola di Novellara, nel Reggiano, dove lavorano gli Abbas, confermano le parole del ragazzino. Che, dentro la cascina, «dalla cucina al piano terra» sta «guardando tutto». Prima assiste alla lite tra Saman e i genitori, Shabbar, 44 anni, e Nazia, 48. Volano insulti ma il padre la rabbonisce. «Siediti, parliamo con calma».


Saman lo convince a farsi dare il passaporto. Che è poi il motivo per cui è tornata a casa, lasciando l’11 aprile il centro protetto a cui l’avevano affidata i Servizi sociali del Comune dopo il no alle nozze combinate in Pakistan. Recuperato il documento in possesso del genitore, Saman lo mette nello zaino ed esce in un lampo. Ma ora la situazione precipita. Shabbar chiama per telefono Hasnain. «È scappata di nuovo» lo avverte. «Ci penso io» risponde l’altro. E l’episodio termina con la scomparsa definitiva della giovane donna.

Saman Abbas, ancora una donna vittima del suo destino, non la prima, né di certo l’ultima: nonostante il progresso, l’avanguardia dei diritti, l’operosità delle associazioni a difesa della donna, esistono tuttora ostacoli insormontabili alla piena realizzazione della volontà di ogni donna, “merito” di culture e religioni che fanno fatica a progredire, ad accettare il mondo in evoluzione, ed i figli che seguono con fierezza la sua dinamicità. C’è ancora chi lotta, chi paga con la vita e chi, in alternativa, si rassegna alla sorte per sopravvivere.

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