1 Dicembre 2021, mercoledì
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Marco Vannini, giustizia è fatta!

a cura di Maria Parente

Era il mese di maggio dell’anno 2015 ed è nella notte tra il 17 e 18 viene consumato l’emblematico omicidio di Marco Vannini, nella casa della sua allora fidanzata Martina, per mano del padre Antonio Ciontoli. Il movente non è mai stato chiaro ma inequivocabile l’esito del folle gesto che ha privato il ventenne della sua esistenza. Marco Vannini, secondo una ricostruzione, si trovava nella vasca da bagno a casa della fidanzata Martina. Nella stanza sarebbe poi entrato Antonio Ciontoli per prendere dalla scarpiera una pistola, dalla quale sarebbe poi partito il colpo che ha ferito il ragazzo. Solo dopo le condizioni di Marco si sarebbero aggravate, fino alla morte. Sembrerebbe tutto accaduto accidentalmente senza intenzioni, se non fosse che ad aggravare la posizione di ogni singolo componente della famiglia emerge il mancato e tempestivo soccorso che nonostante tutto avrebbe salvato la vita di Marco.

La telefonata al 118 parte solo quaranta minuti dopo lo sparo. A parlare all’operatore è Federico Ciontoli, figlio di Antonio e fratello di Martina, che riferisce che un ragazzo ha avuto un mancamento per uno scherzo. La cornetta passa alla madre che chiude il telefono affermando che richiamerà in caso di bisogno. Poco dopo la mezzanotte al 118 arriva un’altra telefonata: stavolta è Antonio Ciontoli, che riferisce di un ragazzo che si è infortunato nella vasca da bagno con la punta di un pettine. L’operatrice sente in sottofondo lamenti e urla di Vannini. L’ambulanza arriva a mezzanotte e 23 minuti: alle 00:54 Ciontoli al Posto di primo intervento di Ladispoli parla di un colpo partito accidentalmente. Viene chiamato l’elisoccorso per trasportare Vannini al Policlinico Gemelli, ma ben due volte sarà costretto ad atterrare per l’aggravarsi delle condizioni del giovane. Poco dopo le 3 del mattino del 18 maggio, Marco Vannini muore. 

Al termine delle varie peripezie legislative, tra ricorsi e condanne, l’appello-bis, sulla base anche delle motivazioni della Cassazione, lo scorso 30 settembre ripristina-in appello la condanna per il capofamiglia fu ridotta a cinque anni- la condanna a 14 anni per Antonio Ciontoli con l’accusa di omicidio volontario con dolo eventuale, mentre la moglie e i figli vengono ritenuti responsabili di “concorso anomalo” e condannati a 9 anni e 4 mesi di reclusione. Condanne che oggi, al termine del secondo processo in Cassazione, sono divenute definitive. L’unica modifica apportata dai giudici della Cassazione al dispositivo della sentenza d’appello riguarda la specificazione del reato per Maria Pezzillo e i figli Martina e Federico. I giudici, spiegano fonti della difesa, hanno trasformato il “concorso anomalo” in “concorso semplice attenuato dal minimo ruolo e apporto causale“.

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