14 Aprile 2021, mercoledì
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La fine segnata di Hong Kong

Quando nel luglio del 1997 Hong Kong passò dalla sovranità britannica a quella della Repubblica popolare cinese in molti si chiesero, a giusta ragione, che fine avrebbe fatto quella democraticità delle istituzioni ereditata come lascito dalla lunga colonizzazione britannica.

A tal riguardo si usò la definizione di “ due sistemi, un solo paese” proprio per evidenziare la situazione limite derivante dalla coesistenza di due sistemi politici, profondamente diversi se non antitetici, all’interno dello stesso paese.

Di conseguenza è stato sempre lecito, nel corso degli anni, domandarsi fino a che punto la Cina fosse disposta a tollerare, al suo interno, un sistema politico ed economico di stampo occidentale ed insieme ad esso, un sistema di libertà e di  diritti fondamentali anch’esso di chiara impronta occidentale.

Le decisioni del Congresso Nazionale del Popolo.

A tal riguardo in forza delle decisioni adottate, come sempre, all’unanimità, dai delegati del Partito Comunista Cinese, quel sistema di coesistenza politica può dirsi definitivamente sconfessato, con inevitabili cadute in termini di democrazia e autonomia per la regione.

Incuranti dei moti di opposizione interna scoppiati in maniera violenta nel 2019, ma ora ridotti a ben poca cosa dalla repressione cinese, e delle immediate reazioni britanniche , i 3000 delegati del partito comunista hanno dato vita ad un vero e proprio colpo di spugna di tutte le prerogative su cui risultavano costruite la separatezza e l’autonomia di Hong Kong.

Oggetto di emandamento da parte del massimo organo di potere cinese sono stati allo stesso tempo, la legge fondamentale e il sistema elettorale,  quindi l’essenza della mini-costituzione della regione. Da oggi in poi solo quelli che Pechino ritiene “patrioti” potranno  governare a Hong Kong, laddove il concetto di patriota è ben stretto nei limiti della fedeltà assoluta ai dettami del partito.

Gli effetti dei provvedimenti.

Indubbiamente gli effetti dei provvedimenti presi, soprattutto per quanto riguarda la legge elettorale, finiranno per originare un vero e proprio sconvolgimento delle istituzioni attuali. La ratiosottesa al provvidimento, infatti,  mira a cancellare qualsiasi possibilità di autodeterminazione politica e soprattutto qualsiasi sviluppo che veda come protagonisti personaggi sgraditi a Pechino.

In questa ottica s’inserisce l’eliminazione del comitato elettorale degli attuali 117 seggi spettanti ai consiglieri distrettuali eletti nei comuni. La quasi totalità di questi seggi, nelle ultime elezioni, erano finite nelle mani degli attivisti anti-cinesi, circostanza quest’ultima che non poteva essere tollerata ulteriormente determinando la decisione di cancellare di un sol colpo questa forma di rappresentanza democratica.

Il controllo sulla partecipazione alla vita politica, incentrata sul concetto di patriottismo, spetterà ad un’apposita commissione incaricata di esaminare le qualifiche patriottiche dei candidati. Spetterà quindi alla commissione stessa il potere di escludere dalle competizioni elettorali i membri considerati poco affidabili, dove il concetto di affidabilità può essere espresso esclusivamente in termini di fedeltà al partito centrale.

Cosa sarà di Hong Kong?

Era davvero difficile pensare che la regola “ dei due sistemi all’interno di un unico paese” potesse proteggere l’autonomia e le istituzioni democratiche di Hong Kong a lungo. Alla luce degli ultimi eventi appare chiaro che quello che sta succedendo oggi, è proprio quello che era ampiamente previsto: la Cina sta letteralmente divorando la regione. Attraverso un processo di erosione costante della sua identità, passato dall’azzeramento dell’opposizione interna alla determinazione delle nuove regole del gioco, molto probabilmente Hong Kong sarà destinata a un rapido declino. Un declino che dimostra come sia impossibile la strada del compromesso tra sistemi politici troppo diversi e soprattutto quando c’è di mezzo la Cina per niente abituata ai principi più elementari della democrazia di stampo occidentale e strategicamente orientata a far sentire in ogni angolo del mondo la sua influenza.

Avrebbe mai potuto concepire una democrazia al suo interno?

a cura di Ronald Abbamonte

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