24 Luglio 2021, sabato
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L’ ordine mondiale del vaccino

Sembra ormai chiaro che i vaccini hanno a che fare sulle regole e sugli equilibri del nuovo ordine mondiale. Se non molti anni fa gran parte di questi equilibri poggiavano, fin dal secondo conflitto mondiale, sugli arsenali atomici, sul possedere o mene l’ordigno nucleare, oggi sembra che qualcosa sia decisamente cambiato. Ormai, anche per quanto attiene l’assetto e l’equilibrio tra le potenze mondiali , i rapporti di forza sembrano avere un nuovo  denominatore rappresentato proprio dal vaccino, dal possederlo e ancora di più dall’avere la possibilità di produrlo autonomamente  nell’’immediato futuro.

Il vaccino: un arma politica

Sembra chiaro che il vaccino stia affiancando alle sue tipiche finalità di profilassi sotto il profilo sanitario, un’ ulteriore funzione politica come mezzo attraverso cui molti Stati tentano, sulla base di precise strategie,  d’intessere la loro ragnatela di  relazioni diplomatiche. Probabilmente in questa delicata fase di ridefinizione dell’ordine mondiale,  in uno scenario in cui la Repubblica Popolare Cinese non nasconde le sue velleità di leadership planetaria, se non fosse altro per la sua forza economica,  e dove ritornano in auge e si rispolvera le vecchie concezioni atlantiste di egemonia statunitense, emerge un nuovo parametro attorno al quale si giocherà l’intera partita e dal quale nascerà la configurazione politica finale dell’ordine mondiale. Il vaccino, quindi,  protegge dal virus o almeno dovrebbe farlo, consente il ripristino di quella  normalità letteralmente svanita da un anno a questa parte, fa ipotizzare un ripristino dei trend economici pre Covid, ma accanto  a tutto questo diventa anche una moneta spendibile dal punto di vista delle relazioni internazionale in un momento in cui il mondo, privo di una leadership  solida, si avvia a un’ulteriore sistemazione finale degli equilibri di potere.

Lo Sputnik V e i vaccini Made in Cina.

Non può quindi sorprendere che Russia e Cina abbiano fatto ricorso ai loro rispettivi vaccini come strumento geopolitico,  attraverso il quale rivendicare una precisa visione del mondo in cui intendono sedersi da protagonisti e da interlocutori  di primo piano nel quadro delle decisioni che riguarderanno l’intero pianeta. Una sorta di mezzo di contrasto, quindi, al disegno egemonico dell’atlantismo a conduzione americana dal quale sia la Cina che la Russia sarebbero tenuti fuori. In questa ottica lo Sputnik V  trova modo di essere esportato in 40 nazioni preparandosi alla sua entrata nell’area UE con il beneplacito della Germania e invocato da gran parte degli stati europei. Nella stessa ottica la diffusione , ancora maggiore, dei 5 vaccini cinesi ormai esportati in una settantina di paesi del mondo. L’assist migliore che la situazione potesse offrire sia a Russi che a  cinesi sono state sicuramente le difficolta di reperimento , un po’ per ogni nazione del mondo, del numero di dosi sufficienti alla vaccinazione totale delle rispettive popolazioni,  e quando  le necessità e le urgenze si fanno tante i e tali probabilmente non c’è visione del mondo che tenga.

Il passo dell’Unione Europea verso la visione americana.

In uno scenario così mutevole,per buona parte inedito nelle sue possibili evoluzioni future, anche l’Unione Europea è chiamata a fare una scelta di campo decisa e tempestiva. Unione Europea che non può permettersi una prolungata fase di stallo se vuole rivendicare con decisione una parte attiva nel nuovo ordine mondiale e al contempo stesso risolvere la problematica inerente all’indisponibilità delle dosi vaccinali. Aspetto quest’ultimo sul quale non sono mancate critiche,  circa un’evidente errore strategico dell’unione in merito alla politica vaccinale adottata, l’eccessiva e paralizzante burocratizzazione, cause degli attuali ritardi.

Di chiaro segno le ultime decisioni assunte a tal proposito con il rafforzamento dei vincoli di alleanza con l’America di Biden proprio attraverso la conferma della partnership in materia di produzione vaccinale. Alla base di quello che può definirsi un chiaro impegno programmatica  c’è la reciproca consapevolezza che Europa e Stati Uniti d’America, disponendo della più grande infrastruttura al mondo per la produzione dei vaccini, possono fattivamente rappresentare con la loro sinergia operativa la soluzione del problema vaccino e della pandemia.

I prossimi mesi saranno decisivi per stabilire la tenuta di questa decisione e soprattutto per saggiare la coesione tra gli Stati membri dell’unione, ognuno dei quali mossi sia da interessi commerciali ed economici con la Russia di Putin e con la Repubblica Popolare cinese,  dal quale è davvero difficile rinunciare,  sia dal preciso intento di di approvvigionarsi dei vaccini  in modo più celere di quanto l’Unione Europea abbia finora dimostrato di saper fare.

a cura di Ronald Abbamonte

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