13 Aprile 2021, martedì
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Papa Francesco fa rientro a Roma. “Sidra”, libro profugo, è finalmente tornato in patria

“Sidra”, il libro profugo, è tornato a Qaraqosh per le mani di papa Francesco. Un dono che è restituzione e riparazione della furia iconoclasta di chi, assieme ai simboli religiosi, voleva distruggere pure la memoria di questa Chiesa d’Oriente nella Piana di Ninive. Trattasi di un  antico libro sacro di preghiere dalla Chiesa siro-cattolica, salvato dalla devastazione del Daesh e rimesso a nuovo da un’eccezionale lavoro di recupero e restauro. Un manoscritto che, al di là del valore storico e artistico delle sue miniature e delle antiche liturgie, è il simbolo della rinascita di questa comunità cristiana che il 6 agosto del 2014, dopo che i peshmerga curdi si ritirarono, venne invasa e devastata casa per casa dai terroristi del Califfato islamico dopo che, due mesi prima, avevano occupato il capoluogo Mosul.

Il manoscritto in caratteri siriaci raccoglie le preghiere liturgiche da recitare in aramaico fra la festa della Pasqua e quella della Santa Croce. Grazie ad una astuzia di alcuni sacerdoti, poco prima della fuga dalla città, il volume venne murato insieme ad altri antichi volumi in un sottoscala.

Liberata Qaraqosh, i preziosi libri, tra i quali Sidra, furono ricoverati temporaneamente in un deposito di Erbil adiacente alla sede provvisoria del vescovado. Un “libro profugo” che, rinvenuto da due giornalisti italiani, venne poi portato in Italia da Jabar Mustafà, rappresentante della Focsiv nel Kurdistan iracheno. La Federazione delle ong cattoliche lo consegnò all’Istituto centrale per la patologia del libro, grazie all’interessamento del ministro per i Beni culturali Dario Franceschini. Completato il restauro, venne esposto al salone del libro di Torino del 2017, simbolo del “genocidio culturale” subito dall’Iraq.

L’annuncio della visita in Iraq di papa Francesco ha fatto sì che il mese scorso il volume fosse mostrato al vescovo di Roma prima dell’udienza generale del 10 febbraio. Un libro profugo che finalmente, grazie al pellegrinaggio di pace e fratellanza in Iraq di papa Francesco, è tornato a casa: simbolo della resilienza di una comunità ancora ferita, ma anche impegno di fratellanza e solidarietà della Chiesa universale.

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