13 Aprile 2021, martedì
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Btp green da 8,5 miliardi: luci e ombre delle prime obbligazioni verdi

Il collocamento del primo Btp green della storia italiana si è chiuso al prezzo di 99,168 per titolo, corrispondente a un rendimento lordo annuo dell’1,547 per cento. Lo ha fatto sapere in una nota del 3 marzo il ministero dell’Economia oggi guidato da Daniele Franco, aggiungendo che l’importo dell’emissione è stato di 8,5 miliardi, mentre indiscrezioni hanno riferito che la domanda è stata superiore agli 80 miliardi di euro. L’obbligazione non è stata destinata ai piccoli risparmiatori (retail) ma solo agli investitori istituzionali. 
In estrema sintesi, come spiega sempre il Mef, il nuovo titolo di Stato, con scadenza 30 aprile 2045, serve a finanziare le spese sostenute dallo Stato “a positivo impatto ambientale, così come previsto dalla legge di bilancio per il 2020 risalente alla fine del 2019″.
Come dettagliatamente spiegato nel ‘Quadro di riferimento per l’emissione dei titoli di Stato green’ pubblicato lo scorso 25 febbraio 2021 dal Mef, “con l’emissione di titoli di Stato green, l’Italia finanzierà le spese statali destinate a contribuire alla realizzazione di uno o più fra i seguenti obiettivi ambientali, come delineati dalla tassonomia europea delle attività sostenibili:

  1. mitigazione dei cambiamenti climatici;
  2. adattamento ai cambiamenti climatici;
  3. uso sostenibile e protezione delle risorse idriche e dell’ambiente marino;
  4.  transizione ad un’economia circolare;
  5.  prevenzione e controllo dell’inquinamento;
  6.  protezione, miglioramento e ripristino della biodiversità, degli ecosistemi e dei servizi ambientali”.

Anche a detta di Simon Bond, direttore investimenti responsabile di Columbia Threadneedle e gestore del fondo Threadneedle (Lux) European Social Bond, “l’emissione del primo green bond della Repubblica Italiana stimolerà la crescita del mercato. Il successo del collocamento porterà altri emittenti a lanciare obbligazioni verdi”. Ebbene, “è interessante che il framework di questo green bond non rispecchi quell’impegno per le rinnovabili e l’idrogeno, ponendolo come la categoria più piccola dello stanziamento” fa notare Bos.

Infine, NN Investment Partners esprime disappunto per un fenomeno cui si assiste spesso e che viene confermato anche per l’Italia: l’esclusione dell’industria mineraria “dai framework di obbligazioni verdi degli emittenti. È comprensibile che gli emittenti ritengano di non poter stabilire sufficienti salvaguardie in queste industrie per assicurare solidi standard ambientali” concede Bos, che però osserva allo stesso tempo che in futuro ci sarà sempre più bisogno di metalli, soprattutto rari“in quanto necessari per le tecnologie rinnovabili come le batterie dei veicoli elettrici”.

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