13 Aprile 2021, martedì
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Papa Francesco, forse, sarà presente alla beatificazione del Giudice Livatino

A cura dell’Avv. Sabina Vuolo

Papa Francesco, evoluzione covid e sciatalgia permettendo, potrebbe beatificare personalmente il Giudice Levatino nella Cattedrale di Agrigento.  Ad alimentare la speranza Monsignor Vincenzo Bertolone arcivescovo di Catanzaro nonché postulatore della causa di beatificazione del primo magistrato nella storia della Chiesa.

Ma chi era il Giudice Levatino e perché sarà beatificato?

Era il 21 settembre del 1990 sulla statale 640 di Canicattì, un comando di quattro sicari della Stidda trucidò barbaramente il Giudice Rosario Livatino, l’allora “giudice ragazzino” il più giovane servitore dello Stato.  Dal 1979 era nella Procura della Repubblica di Agrigento come Pubblico Ministero e per la profonda conoscenza che aveva del fenomeno mafioso e la capacità di creare trame, stabilire importanti nessi all’interno della macchina investigativa, gli vennero affidate inchieste delicate. E lui, strenuo difensore della libertà e della sicurezza dei cittadini, firmò sentenze molto importanti che lo fecero entrare nel mirino di cosa nostra.

Dopo trent’anni dall’efferato omicidio, Papa Francesco ha autorizzato la Congregazione delle cause dei santi a promulgare il Decreto sul Martirio in Odium Fidei di Rosario Livatino. Sarà beato il giovane giudice ucciso dalla Mafia a soli 38 anni. La cerimonia di beatificazione si svolgerà il 9 maggio 2021 nell’Arcidiocesi siciliana dove il magistrato è nato e vissuto la sua breve vita. Fin da subito, però, la chiesa cattolica riconobbe l’eroismo del giovane servitore dello stato che aveva vissuto la propria vita alla luce del vangelo, credeva nella sobrietà e nel rigore morale dei magistrati.

San Giovanni Paolo II il 9 maggio 1993 definì Livatino “martire della giustizia e indirettamente della fede

Livatino sarà il primo magistrato beato nella storia della Chiesa cattolica, determinante è stata la testimonianza degli assassini, tra cui anche Gaetano Puzzangaro, uno dei quattro Killer incaricati dell’omicidio.

Il giovane giudice è un esempio per tutti coloro che operano nel campo del diritto per la coerenza tra la sua fede il suo impegno di lavoro e per l’attualità delle sue riflessioni.

Un vero e proprio faro per tutti i magistrati e per tutti quei giovani che hanno deciso di intraprendere un percorso così importante per la giustizia e per la vita democratica del paese.

Mi piace concludere con una delle ultime riflessioni del giovane Giudice:” Decidere è scegliere; e scegliere è una delle cose più difficili che l’uomo sia chiamato a fare. Ed è proprio in questo scegliere per decidere, decidere per ordinare, che il magistrato credente può trovare un rapporto con Dio… …”.

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