1 Marzo 2021, lunedì
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Governo, secondo giorno di consultazioni. Si a Draghi, ma ad alcune condizioni

Oggi il secondo giorno di consultazioni. Dalle 11 è la volta delle Autonomie, di LeU, Iv, Fdi, Pd e Fi. Il presidente dell’associazione Rousseau e figlio del fondatore del Movimento, Davide Casaleggio, è a Roma, si apprende da fonti del Movimento 5 stelle. Sarebbe in arrivo nella Capitale anche l’altro fondatore del M5s e garante Beppe Grillo. A quanto risulta sempre dalle indiscrezioni che circolano nel M5s Casaleggio starebbe premendo sui vertici del Movimento per autorizzare una consultazione degli iscritti sulla partecipazione o meno al governo Draghi.

La strada per un governo Draghi si fa meno stretta. Dopo il Pd e Iv, anche Forza Italia dice sì a un esecutivo guidato dall’ex banchiere centrale. Apre il M5s e anche una parte della Lega vorrebbe appoggiarlo. Una spinta la dà anche Giuseppe Conte, che non ci sta a essere considerato “un sabotatore” e tantomeno un “ostacolo” al nuovo esecutivo. E il Colle apprezza e registra un moderato ottimismo sulla possibilità di una soluzione della crisi. Segnali che la Borsa festeggia e anche lo spread: scende sotto quota 100, un record che non si vedeva dalla fine del 2015.

Si avviano le consultazioni a Montecitorio dove sfilano per primi i partiti più piccoli, tutti all’unanimità pro Draghi, anche quelli che orbitano nel centrodestra. Gli alleati Salvini, Meloni e Berlusconi questa volta si presenteranno divisi, così ognuno – è la sintesi del segretario leghista – avrà modo di dire “liberamente quello che ha in testa”. Dal Cavaliere, alla guida della delegazione azzurra che incontrerà il premier incaricato, arriva un vero e proprio endorsement: Draghi è una personalità di “altro profilo” e la scelta di Mattarella va nella direzione “da noi indicata”, dice parlando con i suoi.

Passi avanti verso il dialogo dunque, ma il nuovo esecutivo dovrà fare spazio alla politica, insiste il Movimento. Il Pd invece non si stanca di ripetere di volere una “maggioranza larga e europeista”. Che potrebbe includere dunque gli azzurri ma farebbe più fatica a digerire la Lega. Nicola Zingaretti in direzione parla di un necessario allargamento in Parlamento alle forze “moderate, liberali, socialiste”. I sovranisti non rientrano nel perimetro. Ma il ragionamento non preclude l’ipotesi di un esecutivo sostenuto anche dalla Lega, spiega più tardi sempre il segretario Dem: la chiara vocazione europeista” rende il Pd e partito di Salvini “alternativi” ma “spetta al professor Draghi costruire il perimetro della maggioranza”. E Draghi nel suo discorso al Colle ha detto di guardare all’unità delle forze politiche e quindi anche al partito guidato da Salvini. Via Bellerio, che pure riunisce la segreteria, non ha maturato intanto una linea unitaria al suo interno. Mentre Giorgetti definisce Draghi un “fuoriclasse che non puo’ stare in panchina” il leader continua a oscillare fra posizioni più aperturiste e scelte di chiusura. Intanto prova la carta della minaccia: o noi o i cinquestelle. Draghi dovrà scegliere, dice. 

Il premier incaricato ascolta, prende appunti. Il Quirinale non ha posto paletti temporali: ci sarà infatti, come riferisce Maurizio Lupi, un secondo giro di consultazioni. Il primo round terminerà sabato, gli ultimi ad essere ricevuti saranno i 5S.

Al termine del primo giorno di consultazioni del premier, duqnue, incaricato Mario Draghi, non sono ancora chiari i numeri della base parlamentare di cui potrà godere il suo esecutivo, anche se “rispetto alle incertezze di mercoledì, l’apertura di M5s fa “vedere” a Draghi la maggioranza in entrambe le Camere, anche in caso di scissione dei parlamentari vicini a Alessandro Di Battista. Se poi si aggiungesse nel sostegno anche la Lega, il nuovo esecutivo avrebbe una maggioranza blindata.

A livello politico lo scenario non cambia in Senato, anche se i numeri sono diversi. A Palazzo Madama per raggiungere la maggioranza, occorrono almeno 161 sì (il plenum è costituito da 315 senatori eletti e 6 a vita), soglia ampiamente superata con l’appoggio di M5s: i sì infatti raggiungerebbero quota 231: 92 del Movimento, 35 di Pd, 18 di Iv, 52 di Fi, 10 Europeisti, 7 delle Autonomie, 17 su 22 del gruppo Misto (tra essi anche i senatori a vita Cattaneo, Segre e Monti, mentre non votano da tempo Rubbia, Piano e Napolitano). Anche in Senato, la maggioranza verrebbe raggiunta anche se i circa 10 senatori vicini a Di Battista (guidati da Barbara Lezzi), uscissero. Se poi Salvini portasse su sì la Lega, Draghi potrebbe aggiungere i 63 voti della Lega, con i 19 di Fdi che diverrebbero ininfluenti nel loro no. Il governo Conte, con l’ultima fiducia si è fermato a quota 156.

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