28 Settembre 2021, martedì
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I pericolosissimi “vuoti” della politica: l’esempio degli USA

  • I vuoti nella politica possono essere le premesse per avvenimenti imprevedibili. Premessa necessaria per analizzare il lasso di tempo pari a due mesi e mezzo nei quali il complicato passaggio dei poteri ha lasciato un vuoto nella politica estera del Paese ancora leader del mondo. La Cina, per cominciare, si è affrettata in poche settimane ad occupare lo spazio lasciato libero da Trump quando, improvvisamente, si ritirò dal grande progetto di accordo commerciale fra gli Stati Uniti e i Paesi del Pacifico, un progetto nato per emarginare la Cina. Il ritiro, per molti incomprensibile, era dovuto non solo al fatto che il trattato era stato concepito da Obama, ma alla profonda convinzione di Trump che gli Stati Uniti, data la loro forza, dovessero preferire i rapporti bilaterali con i singoli Stati rispetto agli accordi multilaterali. Con questa strategia, Trump ha minato definitivamente il sistema del commercio mondiale, che pure era largamente imperfetto, senza però proporre alcuna alternativa e lasciando del tutto interdetti i suoi alleati. Fedele al principio che la politica non tollera il vuoto, la Cina si è sostituita all’America nell’organizzare un grande mercato asiatico, che comprende quasi un terzo della popolazione e del commercio internazionale di tutto il pianeta. Il fatto straordinario è che questo nuovo schema di accordo, voluto dalla Cina, include anche Paesi strettamente alleati agli Stati Uniti, come il Giappone, la Corea del Sud e Singapore.
  • Dopo sette anni di trattative l’Unione Europea ha firmato, con la velocità di un fulmine, uno schema di accordo con la Cina sugli investimenti, sulle regole del commercio, sul ruolo dello Stato e sulle pratiche distorsive esistenti nei rapporti fra Europa e Cina. La fretta europea è stata favorita non solo dal vuoto americano, ma dalla necessità di concludere il progetto di accordo durante il semestre di presidenza tedesca dell’Unione, dati gli immensi interessi germanici nei rapporti economici con la Cina. Bisogna ricordare che, proprio nel 2020, la Cina è diventato il maggiore partner commerciale dell’Unione Europea, superando gli Stati Uniti. Ed è bene tenere presente che quasi il 40% di questo interscambio fa capo alla Germania.

I responsabili della nuova amministrazione americana si sono ovviamente affrettati a criticare il passo europeo, esprimendo un aperto disappunto sul fatto che l’Europa, forse approfittando del vuoto americano, non abbia atteso il tempo necessario per elaborare una politica comune. Scontata è la replica europea nel ricordare che il contenuto del possibile accordo fra Cina ed Europa è sostanzialmente identico a quello che Trump aveva proposto un anno fa al governo cinese, non solo senza farne parola agli alleati europei, ma dando la priorità ad alcune clausole che miravano alla riduzione del deficit americano soprattutto a scapito degli interessi europei. Pur consapevoli che la tensione anticinese è condivisa da democratici e repubblicani, non sappiamo ancora quale sarà la politica della nuova amministrazione americana. Per ora non possiamo che accogliere con grande favore le ripetute affermazione di Biden che gli Stati Uniti possono essere forti solo se lavorano “insieme” ai propri alleati.

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