25 Luglio 2021, domenica
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USA,Trump incontra Pence. Ipotizzata interdizione

Donald Trump avrebbe lasciato l’incarico: è il messaggio apparso sul sito del dipartimento di Stato Usa, alimentando le speculazioni che il presidente si fosse dimesso o che fosse stato rimosso dalla Casa Bianca. In realtà si è trattato di un errore e comunque della ulteriore conferma del caos degli ultimi giorni dell’amministrazione Trump.

Intanto, dopo un lungo silenzio, Donald Trump e Mike Pence hanno parlato per la prima volta lunedì. Secondo la Cnn i due si sono incontrati nell’ufficio Ovale e hanno avuto quella che fonti dell’amministrazione hanno definito una buona conversazione, discutendo gli appuntamento della settimana in corso e “riflettendo sugli ultimi quattro anni del lavoro e dei traguardi dell’amministrazione”.

Il presidente eletto Joe Biden ha detto che non teme di giurare all’aperto sul fronte occidentale di Capitol Hill, “non ho paura di fare il giuramento all’esterno, siamo stati informati”, ha assicurato dopo l’allerta dell’Fbi, mentre alcuni ex dirigenti del Bureau consigliano di spostare la cerimonia all’interno del Parlamento per motivi di sicurezza.

L’impeachment è una via impervia e contestata. Almeno 218 deputati dem hanno firmato la mozione per l’impeachment, ossia la maggioranza semplice necessaria per approvare il provvedimento. Tuttavia la messa in stato d’accusa di Donald Trump allo scadere del suo mandato divide gli esperti. Due sono infatti, secondo la Costituzione, le massime pene in caso di colpevolezza: il licenziamento e l’interdizione a vita. Questo secondo aspetto, che impedirebbe una nuova corsa di Trump nel 2024, è il cuore degli interrogativi di questi giorni. Mancano i precedenti per altri ex presidenti, ma a fine Ottocento l’ex ministro della Guerra William Belknap fu processato dopo le dimissioni. In altri tre casi di giudici federali, nel 1862, 1913 e più di recente nel 2010, il Senato votò l’interdizione a maggioranza semplice, non i due terzi necessari per la rimozione dal pubblico ufficio. Ma squalificare un presidente da un futuro mandato, a causa della posta in gioco e l’assenza di giurisprudenza, finirebbe comunque quasi certamente davanti alla Corte Suprema.

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