17 Gennaio 2022, lunedì
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La pace sul filo del rasoio: la protesta di Washington è solo la miccia

a cura di Maria Parente

Il dramma che caratterizza i disordini nella città di Washington fa eco all’interno di ogni comunità internazionale: i governi di ogni Stato si sono fermati ad osservare imperterriti, e con un certo timore, l’evolversi della rabbia di una folta schiera di elettori trumpiani che hanno preso d’assalto Capitol Hill, sede del Governo degli Stati Uniti che ospita l’edificio del Campidoglio, il Senato, la Camera dei rappresentanti e la Corte Suprema. Donald Trump, Presidente uscente, non ha accettato di buon grado la sconfitta sostenendo la trama di brogli elettorali e per cui non si sarebbe arreso sic et simpliciter. Ed i suoi sostenitori non perdono tempo a dare seguito alle intenzioni: guidati da Jake Angeli, un sostenitore di QAnon, il cui volto è stato un appuntamento fisso nelle manifestazioni politiche di destra dell’Arizona durante l’ultimo anno, la sede del Campidoglio è stata letteralmente presa d’assalto creando panico, prendendo in ostaggio i presenti, e conclusasi con la morte di quattro persone, inclusa una donna uccisa dalla polizia. Un malumore fervente cresciuto a dismisura in breve tempo e placatosi con l’intervento forzoso della Capitol Police ma , per qualche minuto, si è temuto il peggio: le immagini condivise dalla stampa sul web raccontano di un’atmosfera preoccupante , insolita e certamente non da mamma America, in cui le rivolte sono frequenti per ragioni di matrice socio-razziale ma raramente e non di una simile portata, attentando lo Stato. Abbiamo temuto, ammettiamolo. Una miccia che potrebbe placarsi definitivamente o proseguire silente e sfociare qualcosa di più significativo. Il clima, la tensione massiccia, gli umori popolari, non sono per nulla rassicuranti. Trump urla di non volere violenza ma i suoi discorsi chiaramente lasciano intendere di non digerire questa sconfitta “illecita” ed anche se apparentemente vuole comunicare l’opposto, i suoi intenti sembrano andare ben oltre: l’accettazione della sconfitta e la rassegnazione a lasciare la carica navigano su due livelli differenti questa è la verità che si percepisce dal suo stato d’animo, amareggiato e rivoltoso, in un periodo storico in cui ogni sentimento è amplificato ed ogni parola, soprattutto se pronunciata dal Presidente, potrebbe essere interpretata con esasperazione e rivelare al mondo intero il peggiore degli incubi.

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