23 Aprile 2021, venerdì
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Correva l’anno 1994, era il 5 luglio: in ottanta mila al San Paolo per accogliere Diego

a cura di Maria Parente

Correva l’anno 1984, era il 5 luglio, quando lo Stadio San Paolo di Napoli nel giro di poche ore accoglie ben ottantamila persone accorse per plaudire il fenomeno del calcio mondiale: Diego Armando Maradona, all’epoca ventiquattrenne, reduce dall’esperienza con il Barcellona, debutta in un campo nuovo che si rivelerà per el Pibe de Oro la piazza più importante della sua vita.

Il primo allenatore italiano ad incontrare sul campo Maradona è stato Ottavio Bianchi. Il rapporto tra i due non sempre è stato idilliaco, ma sono diventati simbolo di un Napoli vincente, conquistando uno scudetto ed una coppa Uefa. D’altronde non è affatto semplice relazionarsi con un uomo dal talento smisurato, genio e sregolatezza si definirebbe più comunemente, con sbalzi d’umore garantiti e frequenti: El Pibe de Oro (“il ragazzo d’oro”), è difatti considerato uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi, se non il migliore in assoluto. Nella stagione 1989-1990 a Bianchi subentrò Albertino Bigon. Il campionato fu riconquistato dal Napoli con Maradona pronto a presentarsi al mondiale di Italia 1990 fregiandosi del titolo di campione d’Italia.

L’esperienza italiana di Maradona finì il 17 marzo 1991 dopo un controllo antidoping effettuato al termine della partita di campionato Napoli-Bari (1-0) che diede il responso di positività alla cocaina. Il Napoli chiuse la stagione 1990-1991 al settimo posto. Dopo un anno e mezzo di squalifica per doping, nel 1992, la carriera di Maradona riprese nel Siviglia.

In Argentina e a Napoli il campione argentino è indicato come simbolo ed eroe dello sport . Maradona incarnò perfettamente questo spirito, date le sue umili origini e la sua originaria bassa condizione sociale: i molteplici guadagni non gli fecero perdere i modi di esprimere e il vocabolario proprio della frangia meno agiata della popolazione. A ciò si aggiunse il suo schierarsi contro i “poteri forti”: in particolar modo con i napoletani che lo videro come un rappresentante degli “oppressi” del Sud Italia che lottava contro lo “strapotere” delle squadre del Nord. Numerose furono anche le “battaglie” combattute contro i “poteri forti” come la FIFA (e il suo presidente Havelange), e la AFA presieduta da Grondona.(fonte wikipedia)

Nel 2000 il Napoli decise che mai più nessun calciatore avrebbe indossato una maglia col numero 10 appartenuto a Maradona. Nel 2004, a causa del fallimento e della successiva iscrizione al campionato di Serie C1 e per il regolamento della numerazione delle maglie di quest’ultima, il Napoli fu comunque costretto a ristampare la maglia con quel numero, fino al nuovo ritiro nel 2006, grazie alla promozione in Serie B.

Non solo il campo di calcio, anche la città di Napoli, e i napoletani, gli saranno perennemente grati: in una via pubblica, gli fu dedicato addirittura un altarino con una foto nella quale indossa la maglia del Napoli e un suo capello in una teca, dove i tifosi si recavano prima delle partite a chiedere la “grazia calcistica”.

Tra le figure più controverse della storia del calcio per la sua personalità eccentrica dentro e fuori il campo, fu sospeso due volte dal calcio giocato per differenti motivi: una volta per uso di cocaina nel 1991 e un’altra volta per positività ai test antidoping, al mondiale degli Stati Uniti 1994 (per uso di efedrina, sostanza non legale spesso usata per perdere peso). CT dell’Argentina per un breve periodo alla fine degli anni duemila, dopo il suo ritiro ufficiale dal calcio nel 1997, Maradona ha subito un aumento eccessivo di peso (risolto con l’aiuto di un bypass gastrico) e le conseguenze della dipendenza dalla cocaina, dalla quale si è liberato dopo lunghi soggiorni in centri di disintossicazione.

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