18 Gennaio 2021, lunedì
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Bullismo e ciberbullismo: abbiamo già vinto !

A cura di Giuseppe Catapano 

 il Parlamento italiano nel 2017  ha dato una definizione legale di cyberbullismo, inquadrandolo giuridicamente. Si è potenziato il ruolo della scuola e si è offerto uno strumento in più (il cosiddetto ammonimento effettuato dal Questore) per cercare di prevenire gli accadimenti di questo fenomeno, ma purtroppo i risultati non sembrano essere ancora sufficienti. Sicuramente non è un problema risolvibile con una manovra finanziaria o con un taglio di punti sulla patente.

Si parla di una battaglia quotidiana, sociale e culturale che va definita con leggi ancora più specifiche (Strategia) e azioni concrete e continuative (ad esempio nei luoghi dell’associazionismo sportivo, ricreativo, religioso; nelle e per le famiglie; nei mezzi di comunicazione). Tutti, ma proprio tutti, dovremmo sentirci chiamati alle armi. Questi termini non vengono usati a caso, perché i numeri sono potenzialmente quelli di una guerra: solo che qui non ci sono territori da difendere o conquistare, interessi economici di qualsiasi natura, supremazie religiose o territoriali. Qui c’è da proteggere ogni singola persona da un suo simile. Ogni singola persona che può trovarsi sola. E tutti, poveri o ricchi, disoccupati o top manager, brutti o belli, potremmo imbatterci in questo pericolo: direttamente, o un/una nostro/a figlio/a, o un nostro/a nipote, una nostra amica/a. È inevitabilmente interesse ed anche un dovere di tutti combattere il bullismo e il cyberbullismo. A seguito di questi dati, di queste considerazioni e della professione che svolgo ho deciso di presentare un progetto .

Nella prima parte i ragazzi, attraverso i miei suggerimenti, mettono in scena improvvisando un reale episodio di bullismo. Questo fa sì che si entri nell’argomento in punta di piedi, alleggerendo non i contenuti ma l’atmosfera e soprattutto catturando l’attenzione essendo i loro compagni dei veri e propri attori.

Nella seconda parte, i ragazzi vengono fatti accomodare e il ruolo della vittima viene interpretato dal sottoscritto, descrivendo tutto quello che consegue all’episodio: le paure, le esitazioni, l’emarginazione, la sofferenza anche in età adulta, fino al riscatto. Perché alla fine di questo percorso-racconto svelo che quella è stata la mia storia. Vera e vissuta sulla mia pelle. Ciò mi permette, da un lato, di comunicare con loro in maniera paritaria (infatti per questo progetto non voglio volutamente la collaborazione di nessun addetto ai lavori istituzionale, proprio per mantenere lo stesso livello degli interlocutori) e dall’altro, di mandare un messaggio di speranza e vittoria: dal bullismo si può uscire, anche da vincitori.

Infine, si passa alla terza parte dove si affronta il bullismo di oggi e il cyberbullismo, le norme che li disciplinano e sanzionano (dal codice civile al codice penale, passando ovviamente per la protezione dei dati personali). Si parla del culpa in vigilando delle famiglie e della scuola, ma soprattutto si parla di responsabilizzazione di loro stessi e delle loro azioni. Un progetto che non vuole parlare alla testa dei ragazzi, o almeno non solo. Vuole arrivare dove risiedono le emozioni: cuore e stomaco attraverso un racconto vero, al fine di spronare non solo le vittime a reagire (parlando, sfogandosi, ribellandosi) o i bulli a smetterla, ma anche i cosiddetti bystander, cioè quell’esercito di ragazzi e ragazze che vedono, ma non si schierano ossia che non bullizzano, ma che non si mettono contro per non aver guai. E’ anche con questa categoria, da molti addetti ai lavori poco considerata, con cui bisogna lavorare: con questo esercito che se si schierasse, se si trasformasse da branco a gruppo, farebbe la differenza.

Ci sono diversi modi di morire oltre a quelli che purtroppo riguardano le funzioni vitali. Come canta Vasco Rossi si può “vivere, anche se sei morto dentro”: essere vittime di vessazioni, violenze fisiche e psicologiche, umiliazioni ed emarginazioni, lascia segni e cicatrici. Queste condizionano anche i comportamenti futuri, del domani in cui si dovrà essere adulti.

Oggi è ancora più dura: da un lato le distanze si sono quasi annullate e quindi la diffusione di un’eventuale angheria non ha limiti logistici e dall’altro la velocità della stessa non può essere limitata. E possiamo esercitare tutti i diritti all’oblio e tutte le azioni che vogliamo, ma i danni dentro rimangono e rischiano di condizionare per tutta la vita. Fondamentale quindi cercare di intervenire prima, aiutando innanzitutto le scuole e i docenti a educare all’umanità. E questo deve partire da noi come cittadini innanzitutto e come genitori. Ma soprattutto, al di là del ruolo ricoperto da ciascuno di noi, perché siamo essere umani. E questo non va mai dimenticato, perché è proprio lì che nascono bullismo e cyberbullismo.

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