12 Aprile 2021, lunedì
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Teatro, la prima alla Scala tra evasione e speranza

Più forte che mai, quest’anno, la Prima alla Scala avrebbe rappresentato un momento di evasione, di emozione ma soprattutto di speranza, il 5 novembre è stata comunicata la cancellazione della messa in scena della “Prima” dello storico e prestigioso teatro di Milano, come da tradizione, fissata per il 7 dicembre causa Covid. Scelta epocale ma dovuta, l’ultima volta che si decise in tal senso fu per la stagione 1944/1945 al culmine della seconda guerra mondiale.

Il Teatro alla Scala è uno di simboli culturali di Milano e tra i più prestigiosi teatri a livello mondiale per le sue vicende storiche, per la sua meraviglia architettonica e per le sue opere che vanno in scena ogni stagione. Lo scrittore francese Stendhal lo descrisse come “il più bel teatro del mondo… E’ impossibile immaginare nulla di più grande, più solenne e nuovo”. La storia della Scala inizia con un incendio che devastò l’allora Teatro Ducale, sito dove oggi sorge Palazzo reale. Maria Teresa d’Austria decise di farne edificare uno nuovo sull’area che un tempo ospitava la chiesa trecentesca di Santa Maria della Scala. Da qui il nome del teatro Meneghino. Il progetto fu affidato all’architetto Giuseppe Piermarini, in due anni vennero terminati i lavori, cosicché fu inaugurato il 3 agosto 1778 con l’opera “l’Europa riconosciuta” di Antonio Salieri. Ma i veri protagonisti della storia del teatro scaligero furono i diversi artisti e compositori che misero in scena, nel corso degli anni, le loro opere. Da Rossini a Donizetti, a Verdi, Puccini e Toscanini. Solo nel 1951 l’allora direttore artistico Victor de Sabata istituì il 7 dicembre, giorno di Sant’Abrogio patrono di Milano, come giorno della Scala. Il foyer rappresenta lo specchio dei cambiamenti sociali italiani e dell’emancipazione femminile. I palchi della scala rappresentano la società del tempo, rappresentano un pezzo di storia tra potere e scandali: Foscolo e le sue amanti, Manzoni e le sue carte ne sono un esempio.

Quest’anno non c’erano alternative, sarebbe andata in scena Lucia di Lammermoor di Donizetti, chiave di lettura principale di quest’opera è il sistema del potere maschile che incombe e schiaccia la vittima designata ossia Lucia simbolo del romanticismo Italiano.

Avv. Sabina Vuolo

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