5 Dicembre 2020, sabato
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“Le mie dichiarazioni falsate da un malore”: Cotticelli si difende

|a cura di Maria Parente

La “squalifica” sancita con l’ultimo DPCM per la Calabria, aggiungendosi a Lombardia, Piemonte e Valle d’Aosta, appare una scelta irrazionale oltre che ingiustificata dal momento che l’indice Rt per cui si prende in considerazione l’eventuale lockdown è di gran lunga inferiore rispetto alle regioni confinate per giusta causa: nelle ultime settimane, su un campione di 100.000 abitanti, i contagi in Calabria non hanno superato i 100, molti meno che nelle altre regioni etichettate zona rossa (in Lombardia e in Piemonte sono ormai oltre i 500, in Valle d’Aosta oltre 600), e anche l’indice Rt è inferiore a quello di molte altre regioni (tra il 19 e il 25 ottobre è stato in media 1,66, mentre in Valle d’Aosta è stato 1,89, in Lombardia 2,09 e in Piemonte 2,16), dunque il motivo principale per cui il Governo è stato costretto ad inserire la Calabria nelle aree a rischio è dato dalla disorganizzazione del servizio sanitario regionale commissariato già da undici anni con un debito di euro pari a 160milioni. Ma non solo: da un servizio giornalistico trasmesso da “Titolo V” in onda su Rai 3, programma condotto da Francesca Romana Elisei e Roberto Vicaretti, fa scalpore l’intervista al commissario per la sanità in Calabria Saverio Cotticelli, che sostiene di non sapere a chi spetti la redazione di un piano covid della Regione, fino alla reale ammissione di colpa che comporterà le sue dimissioni.

Uno scandalo che non passerà inosservato dalla stampa e farà, in breve tempo, il giro d’Europa fino alla Germania che fino a pochi giorni prima azzardava definire la Calabria una regione “indenne”, l’unica in Italia, da non meritare il confinamento.

L’ex commissario per la sanità in Calabria, Saverio Cotticelli, aldilà della figura barbina in diretta nazionale, vanta una carriera degna di lode: generale di corpo d’armata dei Carabinieri in pensione, è arrivato in Calabria agli inizi di gennaio 2019. Comandante Carabinieri della Regione Piemonte e Valle d’Aosta, è stato alla guida dei N.A.S. ( Nuclei Antisofisticazioni e Sanità dell’Arma dei Carabinieri, posti alle dipendenze funzionali del Ministero della salute), comandante della regione Carabinieri Lazio. Dieci anni fa gli è stata conferita l’onorificenza di Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana; nel 2012 assume la Presidenza del Cocer interforze. Ospitato a “Non è l’Arena” di Massimo Giletti, Cotticelli pretende diritto di replica, o meglio, di difesa:

“Riguardandomi sembrava di aver visto la mia controfigura, non so dire cosa sia successo: la mia famiglia non mi ha riconosciuto,io stesso non connettevo …il piano anti-covid, L’HO FATTO IO! Mi deve credere, non mi riconosco in quell’intervista…non so cosa sia successo. Sto cercando di capire con un medico se ho avuto un malore o se ho avuto qualche altra cosa…perché quell’intervista è preceduta da una serie di attacchi, mediatici e istituzionali, ed è la conclusione logica di un attacco di delegittimazione di una persona che aveva fatto in Calabria…ed il Dott. De Magistris sa cosa vuol dire lavorare in Calabria quando tocchi degli interessi…devi essere eliminato!”

Una difesa d’uopo per tentare di salvaguardare, quanto possibile, l’immagine e la dignità di un uomo che ha dedicato la sua esistenza all’arma: cosa sia realmente accaduto a Cotticelli durante l’intervista è difficile da sostenere ma ciò che rimane è l’impronta di uomo sprovveduto, confuso, quasi inconsapevole di tutto quanto stesse accadendo nella sua regione. Redigere un piano Covid, non averne memoria e negarlo, per poi sostenere di averlo preparato lui stesso in persona denota la figura di un uomo messo al suo posto quasi per caso, senza tenere nei suoi discorsi un filo logico in grado di giustificarlo innanzi al suo popolo.

NB.: questo articolo potrebbe subire delle variazioni in attesa di conoscere il referto medico.

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