13 Aprile 2021, martedì
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Brandy: il leggendario distillato di vino

Brandy: il leggendario distillato di vino

Il brandy è un distillato prodotto a partire dalla stessa distillazione del vino. In tutto il mondo si produce brandy, ma i migliori provengono dalla Francia, che ne è la patria, seguono  Italia e Spagna. Per produrre un brandy eccellente bisogna partire da una base altrettanto impeccabile: un buon vino di base, altrimenti il risultato sarà scadente.

Il vino utilizzato per fare il Brandy deve essere un bianco, molto fresco, con bassa gradazione alcolica, pulito e non aromatico, non devono essere presenti solfiti o conservanti, che potrebbero rovinare il distillato finale e creare sgradevoli sapori nel prodotto finale.

In Italia si usa molto il vitigno Trebbiano, sia toscano che romagnolo, guarda caso usato anche per l’aceto balsamico tradizionale di Modena e Reggio. Anche in Francia il nostro Trebbiano è spesso usato per produrre brandy, ma lì lo chiamano Ugni blanc.

Il brandy nasce per distillazione che può essere discontinua e fatta in alambicchi di rame discontinui oppure con alambicchi continui, esattamente come la grappa. La distillazione è classica, doppia, non ci sono differenze dagli altri distillati, dipende molto dal taglio e dallo spessore che si intende dare al proprio brandy. La caldaia viene riempita di vino e poi scaldata con vapore, il vapore inizia a salire, passa nel collo e finisce nel refrigeratore dove si condensa.

Quando il brandy esce dell’alambicco non è ancora brandy, perché deve affinare per almeno 1 anno in botte, prima di essere dichiarato tale.

E questo passaggio in botte è fondamentale, tanto che le botti sono considerate un ingrediente del brandy, uno dei più importanti. Il legno rilascia tannini che finiscono nel brandy, ma anche sapori e profumi, colore. Tutto dipende dal tipo di legno usato e dalla tostatura.

Le botti più pregiate sono quelle di quercia dell’Allier e del Limousine. Ma al contempo il distillato evapora, si ossida e si ossigena, per cui si sviluppano note complesse di spezie, frutta secca, il frutto del brandy si arrotonda e diventa maturo. È un processo lento, che permette al distillato di maturare ed evolvere. Ovviamente anche la gradazione viene regolata, si allunga il brandy, che solitamente esce dagli alambicchi a 70 gradi, con acqua.

Solitamente un brandy sosta per non meno 3-5 anni in botte. Certo dipende dallo spessore del distillato, ma troviamo già degli ottimi brandy con 10 anni di età di affinamento in botte, fino a raggiungere i 30-40, dopo sarebbe inutile, anzi deleterio. Una volta imbottigliato il brandy non ha annata, perché è un blend di distillati di annate diverse, ma sappiate che l’età corrisponde sempre all’età del brandy più giovane.

Come va bevuto

Il brandy va servito in balloon ampi, da tenere in mano, da accarezzare, il calore del vostro corpo si deve trasmettere al distillato.

Questo grande distillato ama il caldo non il freddo

Mettere ghiaccio nel brandy è un sacrilegio, non fatelo mai.

Attenzione al bicchiere: lo Snifter è fondamentale. La parte bassa sopra lo stelo è panciuta per permettere l’ossigenazione e il contatto con l’aria, mentre il bordo è stretto, per fare in modo che i profumi si concentrino e non si disperdano.

Il bicchiere non è mai un dettaglio, ma il punto di partenza.

Cesare Cilvini

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