26 Novembre 2020, giovedì
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Quando la giustizia va in vacanza: il caso Chico Forti

a cura di Maria Parente

Urlare la propria innocenza non è mai sufficiente per scagionarsi da un’accusa che per quanto grave e lesiva, richiede sempre puntualmente la prova, quella che ad insindacabile giudizio della magistratura testimonia realmente l’estraneità al fatto. Chico Forti, ex produttore televisivo ed ex velista italiano, lo sa bene: nel 2000 viene condannato all’ergastolo senza la possibilità di liberazione condizionale per una serie inequivocabile di indizi e vicende che accostati tra loro rivelano sine dubio la sua colpevolezza.

Correva l’anno 1998, quando Chico compie un importante investimento a Ibiza , l’acquisto del Pikes Hotel , proprietà di Anthony Pike, il quale sarebbe stato truffato dallo stesso Forti. Episodio che gli si ritorcerà contro quando Dale Pike, figlio di Anthony, viene trovato assassinato sulla spiaggia di Sewer Beach, Miami: l’accusa ha posto come movente dell’omicidio proprio la truffa di Forti ai danni di Pike padre, ritenendolo inequivocabilmente parte in questo felony murder, un omicidio commesso durante l’esecuzione di un crimine(la truffa, in questo caso). Dopo ventuno anni di carcere Chico è ancora in attesa che venga fatta giustizia, per Anthony e per se stesso, ingiustamente carcerato, dichiarandosi vittima di un errore giudiziario. Secondo Chico, la Polizia che ha indagato sul caso ha commesso molti errori, negligenze e approssimazioni, come anche la magistratura giudicante. Nemmeno il giudizio di condanna è riuscito a dimostrare il movente dell’omicidio e contro di lui non ci sono né testimonianze né prove decisive.

Ricostruire i fatti non è affatto semplice poiché molte delle prove sono state deteriorate dal tempo, ma ciò che sconvolge di più è l’indifferenza che le Autorità italiane hanno avuto in questi anni. In passato si erano occupati della vicenda i ministri Frattini, Terzi di Sant’Agata ed Emma Bonino, purtroppo senza ottenere alcun risultato. Attualmente il legale difensore di Chico Forti è l’avvocato newyorkese Joe Tacopina. Nel sistema giudiziario statunitense la richiesta di un nuovo processo può avvenire solo presentando prove sconosciute e non conoscibili all’epoca del dibattimento, e in grado di modificare l’esito dello stesso. Tutte le prove che sono passate, o sarebbero potute passare, davanti ad una corte sono quindi inammissibili.

La sua storia però, grazie ad una lettera di Bradley Pike, fratello di Dale Pike, scritta allo Stato della Florida potrebbe avere una svolta richiedendo il rilascio del nostro connazionale, ritenendolo non colpevole. Per ora l’esecutivo si è mosso chiedendo la grazia alle autorità statunitensi.

Dimostrare l’innocenza di un uomo accusato di omicidio attualmente è da considerarsi una grave falla della macchina Giustizia, lenta e rigorosa, ma non sempre puntuale alla ricerca del vero colpevole.

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