29 Ottobre 2020, giovedì
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Nidvaldo nuovo super Paradiso fiscale

Nidvaldo nuovo super Paradiso fiscale

A cura di Sonia De Girolamo 

Nella recente tornata referendaria del 27 settembre in Svizzera – dove tra le altre proposte messe ai voti vi era quella della destra sovranista dell’Udc di limitare la libera circolazione delle persone con l’Unione Europea (proposta bocciata a larga maggioranza dal popolo, ma accolta invece nel Canton Ticino, anche se con una maggioranza minore rispetto a un analogo referendum del 2014) – il Cantone di Nidvaldo(43mila abitanti) ha votato anche su temi fiscali e “ha rafforzato la sua posizione di paradiso fiscale per le imprese. Il tasso di imposizione sugli utili sarà così ridotto dal 6 al 5,1%, un record svizzero se non mondiale (superata anche Hong Kong). A favore della revisione di legge ha votato il 59,46% degli aventi diritto”. Una scelta fatta evidentemente nella convinzione che una minore tassazione delle imprese (e dei ricchi sempre più ricchi) favorisca la ricchezza di un territorio. Una convinzione che nasce da una narrazione economica – uno storytelling – che dura da almeno tre decenni, sempre sementita dai fatti, ma sempre replicata e creduta.

Leggevo tempo fa : “Per parte sua, la globalizzazione lasciava intravedere la possibilità di un’espansione esogena della domanda, grazie all’ampliamento e all’integrazione dei mercati su scala planetaria. Non stupisce che, in un simile contesto si sia strutturato un paradigma economico (…) basato su una rinnovata centralità del mercato e sulla prospettiva di uno sviluppo trainato prioritariamente dall’offerta (supply-side) – in contrapposizione alle teorie keynesiane che si focalizzavano invece sulla domanda aggregata – nonché sull’effetto-incentivo di una minore tassazione per la formazione di capitali disponibili all’investimento” (La lotta di classe esiste e l’hanno vinta i ricchi. Vero!, Laterza). Una narrazione frutto della retorica neoliberale per cui: meno tasse ai ricchi uguale maggiori investimenti, quindi più crescita economica e quindi benessere crescente per tutti. Era la teoria del trickle-down, gocciolamento, ovvero: i benefici di una politica economica e fiscale favorevole agli strati più ricchi della popolazione avrebbero finito prima o poi per discendere, gocciolare appunto anche sulle fasce meno favorite. In realtà è sempre accaduto il contrario, le disuguaglianze si sono sempre accentuate, ma evidentemente, come detto, lo storytelling è potente e affascinante.

A rendere particolare e inquietante il caso di Nidvaldo è il fatto che a voler essere ancora di più paradiso fiscale è stato il popolo sovrano: con una scelta certamente democratica in termini di voto, ma altrettanto certamente disruptiva in termini di libertà, uguaglianza e fraternità. Concetti che oltre ad essere stati la bandiera della Rivoluzione francese del 1789 sono anche i cardini di ogni sistema basato sulla democrazia, non solo politica ma anche economica e sociale. Di fatto, a Nidvaldo, il demos sovrano ha democraticamente deciso di cancellare l’uguaglianza e la fraternità in nome della libertà d’impresa.

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