Scuola, finalmente si riparte: sconfessate le lezioni a distanza

|a cura di Maria Parente

Il rientro a scuola diventa sempre più concreto per migliaia di studenti italiani: il ministro Azzolina ha definito la data di apertura, fissata per il 14 settembre, anche se l’aumento dei casi nella nostra Penisola potrebbe mettere tutto in discussione fino all’ultimo momento.

L’aspetto sanitario sarà centrale nell’anno scolastico che riprende nel bel mezzo della pandemia,dunque si è scelto di seguire una linea prudente, ma non ossessiva. Niente controllo della temperatura all’ingresso, per esempio (salvo che la misura voglia essere adottata dai singoli plessi): la responsabilità sarà delle famiglie, a scuola semplicemente non si deve andare se si ha più di 37,5 o sintomi febbrili. Nel caso poi «in cui una persona presente nella scuola sviluppi febbre e/o sintomi di infezione respiratoria si dovrà procedere al suo isolamento in base alle disposizioni dell’autorità sanitaria e provvedere quanto prima al ritorno a casa». Per rientrare servirà un certificato di «avvenuta negativizzazione», e questo sia per gli studenti che per i docenti.
Inoltre le nuove linee guida messe a punto da Iss e Ministero della salute stabiliscono che non sarà un solo caso a decretare la chiusura di un istituto: l’eventuale stop infatti sarà deciso «in base al numero dei casi confermati» e dunque al livello di trasmissione del virus. E in questo senso in ogni scuola è prevista la presenza di un referente ad hoc per il Covid. Altri punti fermi: test sierologici gratuiti, ma su base volontaria, per i docenti, e rispetto rigoroso delle misure igienico-sanitarie nelle scuole con disinfezione frequente delle mani, degli spazi comuni utilizzati, dei banchi, e con areazione delle aule e dei laboratori.

Centrale sarà la presenza dello psicologo scolastico il quale figura nel protocollo siglato ieri tra il ministero dell’Istruzione e i sindacati, che potrà assicurare sia al personale, sia agli alunni «un sostegno per fronteggiare situazioni di insicurezza, stress, ansia dovuta a eccessiva responsabilità, timore di contagio, rientro al lavoro in “presenza”, difficoltà di concentrazione, situazione di isolamento vissuta». Il Miur a questo proposito ha stipulato una apposita convenzione con il Consiglio nazionale dell’Ordine degli Psicologi in base alla quale gli Uffici scolastici regionali potranno fornire agli istituti la consulenza di professionisti abilitati alla professione psicologica e psicoterapeutica, con colloqui «effettuati in presenza o a distanza» e «comunque senza alcun intervento di tipo clinico».

Per superare eventuali disagi il Protocollo suggerisce pure «il rafforzamento degli spazi di condivisione e di alleanza tra scuola e famiglia, anche a distanza» e l’uso di sportelli di ascolto, soprattutto «nella gestione degli alunni con disabilità e di quelli con disturbi evolutivi specifici o altri bisogni educativi speciali». Un vero e proprio help desk con numero verde dedicato sarà attivo dal 24 agosto (ore 9-13 e 14-18, da lunedì a sabato) per raccogliere quesiti e segnalazioni sull’applicazione delle misure di sicurezza e supportare le scuole nella delicata fase del rientro, compresa un’apposita assistenza amministrativa per gestire le risorse legate all’emergenza e superare ogni criticità. In parallelo funzioneranno Tavoli di monitoraggio negli Uffici scolastici regionali e un Tavolo nazionale con sindacati e rappresentanti dei ministeri dell’Istruzione e della Salute.

Maria Parente

L’OPINIONE-Dunque l’istruzione scolastica sembra tornare al centro delle priorità statali e sopratutto sembra scongiurarsi la metodologia delle lezioni a distanza rivelatasi un totale fallimento. Pare ci si sia resi conto che l’istruzione non può e non deve essere sacrificata dalla pandemia ma organizzata in modo tale da poter seguire e concludere il suo percorso combaciando con le necessità dettate dall’emergenza sanitaria che clinicamente dovrebbe essere prolungata fino al 21 marzo 2021. Notevoli investimenti, sottolinea il ministro Azzolina, saranno destinati alla scuola e all’istruzione in generale migliorando la qualità delle strutture soprattutto da un punto di vista igienico e assumendo più personale sacrificando in tal modo quelle che fino a ieri erano definite “classi pollaio”. Una linea equilibrata e giusta che sembra gettare le basi per un futuro roseo dei futuri studenti italiani.

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