Quarant’anni fa la strage di Ustica

Il 27 giugno del 1980, a bordo del DC9 IH870 dell’Itavia, c’erano 81 persone, tra passeggeri ed equipaggio. MaI atterrati. L’aereo precipitò nel Tirreno. Tante ipotesi. Errore, bomba, cedimento strutturale, missile. Mai nessuna condanna. Tante inchieste giornalistiche, la lunga battaglia dei famigliari. E 12 morti sospette, di altrettanti testimoni. Solo una sentenza civile dice con chiarezza che nei cieli di Ustica si è svolta una battaglia e che il DC9 è stato buttato giù da un missile o da una collisione.

Nel 2008, l’ex presidente della Repubblica Cossiga disse d’aver appreso dai servizi segreti che l’aereo era stato abbattuto da un missile a risonanza della Marina Francese. Missile che giustifica un cedimento strutturale, poiché esplode alcuni metri prima dell’impatto e può far precipitare un aereo. Un mese dopo la strage, fu ritrovato un Mig libico, sulla Sila, con il corpo decomposto del pilota. Tante ipotesi: ad agire contro quello e forse altri aerei libici, potrebbero esser stati francesi, americani, inglesi o italiani. Lo scenario è il lunghissimo conflitto con Gheddafi – stragi, attentati, bombardamenti – che avrà fine solo nel 2011, con il suo omicidio e l’invasione della Libia. Frattanto, prosegue la battaglia legale per il risarcimento delle famiglie delle vittime da due ministeri, bloccato da un ricorso dell’avvocatura dello Stato.

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