9 Marzo 2021, martedì
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«Tutti chiamati a remare insieme» , il messaggio di solidarietà e speranza nella Benedizione Urbi et Orbi

«Tutti chiamati a remare insieme» 27 MARZO 2020: BENEDIZIONE EUCARISTICA DI PAPA FRANCESCO “Urbi et ...

Papa Francesco in silenzio in una piazza San Pietro vuota e bagnata .Gli tiene le spalle il Crocifisso di San Marcello, Conosciuto e venerato dai romani perché

salvò la città dalla peste .

In un clima di commozione :

«Dio onnipotente e misericordioso, guarda la nostra dolorosa condizione: conforta i tuoi figli e apri i nostri cuori alla speranza, perché sentiamo in mezzo a noi la tua presenza di Padre». «Scende la sera, l’uomo è smarrito ed impaurito. Siamo tutti sulla stessa barca, dice Papa Francesco nell’omelia. «Da settimane sembra che sia scesa la sera. Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città; si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante, che paralizza ogni cosa al suo passaggio: si sente nell’aria, si avverte nei gesti, lo dicono gli sguardi», ha detto il Papa. «Ci siamo ritrovati impauriti e smarriti. Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca ci siamo tutti». «Come quei discepoli, che parlano a una sola voce e nell’angoscia dicono: “Siamo perduti”, così anche noi ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme», ha aggiunto.«Benedici il mondo, dona saluta ai corpi e conforto ai cuori, non lasciarci in balia della tempesta».

«Ci chiami a cogliere questo tempo di prova come un tempo di scelta», ha detto il Pontefice rivolgendosi direttamente a Dio, «Non è il tempo del tuo giudizio, ma del nostro giudizio: il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è. È il tempo di reimpostare la rotta della vita verso di Te, Signore, e verso gli altri».

Papa Francesco ha ricordato che «il coronavirus ha spazzato via le facili certezze, gli ego, il culto dell’immagine, la cultura dell’eterno presente. La tempesta smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità. Ci dimostra come abbiamo lasciato addormentato e abbandonato ciò che alimenta, sostiene e dà forza alla nostra vita e alla nostra comunità. La tempesta pone allo scoperto tutti i propositi di “imballare” e dimenticare ciò che ha nutrito l’anima dei nostri popoli; tutti quei tentativi di anestetizzare con abitudini apparentemente “salvatrici”, incapaci di fare appello alle nostre radici e di evocare la memoria dei nostri anziani, privandoci così dell’immunità necessaria per far fronte all’avversità».

Bergoglio ha ricordato che «le nostre vite sono tessute e sostenute da persone comuni – solitamente dimenticate – che non compaiono nei titoli dei giornali e delle riviste né nelle grandi passerelle dell’ultimo show ma, senza dubbio, stanno scrivendo oggi gli avvenimenti decisivi della nostra storia: medici, infermieri e infermiere, addetti dei supermercati, addetti alle pulizie, badanti, trasportatori, forze dell’ordine, volontari, sacerdoti, religiose e tanti ma tanti altri che hanno compreso che nessuno si salva da solo».

Una preghiera universale dal sagrato di piazza San Pietro, seguita da una benedizione «Urbi et Orbi» straordinaria di Papa Francesco, a cui è stato annessa la possibilità di ricevere l’indulgenza plenaria, pronunciata dal cardinale Angelo Comastri, Arciprete della Basilica di San Pietro.

A cura del prof. Avv. Giuseppe Catapano

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