WHISKY: 100 anni dopo il proibizionismo

whisky …

100 anni dopo il proibizionismo

Il 17 gennaio 2020 segna cento anni da quando una legge che vietava l’alcol fu ratificata dal governo degli Stati Uniti. Molto è stato scritto analizzando le conseguenze e l’impatto del Proibizionismo sulla società americana, ma il mondo dei produttori di whisky fu probabilmente trasformato (in meglio) per sempre.

scopriamo i segreti del whisky ed il ruolo della mafia nella storia clandestina di uno dei distillati più amati al mondo.

A questo punto basta semplicemente chiedersi perché la richiesta di whisky single malt è aumentata incredibilmente durante l’era del proibizionismo?

Come spesso accade, le regole hanno degli effetti collaterali e il Proibizionismo non fece eccezione. Subito dopo l’entrata in vigore della legge, si instaurò un mercato nero che portò inevitabilmente alla criminalità organizzata, creando non poco scompiglio nell’economia.

Si svilupparono enormemente le rivendite clandestine Speakeasy— il cui nome in inglese si riferiva alla necessità di sussurrare per evitare di essere scoperti dalle autorità. Questi bar avevano ancora bisogno di whisky, ma quando la produzione del mercato interno crollò, gli acquirenti furono costretti a guardare oltre i confini del paese. Molte distillerie irlandesi si rifiutarono di partecipare, quindi le distillerie scozzesi si fecero subito avanti per i rifornimenti.

Perché la Scozia invece era così coinvolta negli affari con gli Stati Uniti in quella che era essenzialmente un’attività criminale?

Perché mai si deve sottovalutare il potere dei soldi!

I membri della mafia si recavano in piccole distillerie in Scozia, il cui eccezionale isolamento forniva lo scenario perfetto per il contrabbando di alcolici. Il termine “single”, ovvero “singolo”, in single malt deriva dal fatto che il whisky fosse prodotto in una sola distilleria. La necessità di discrezione fece sì che la scelta di singole distillerie si rivelasse un’operazione più segreta e probabilmente più riuscita (facilmente si manteneva l’anonimato).

Fu molto simpatica la questione che si creò una scappatoia per cui era permesso prescrivere alcuni whisky di malto ai “pazienti” per “scopi medicinali” (Laphroaig è un buon esempio).

Immagine correlata

Si possono ancora trovare alcuni bei flaconi con un’etichetta sul retro che recita in grassetto

“Solo per scopi medici”.

Puoi immaginare quanto fossero impegnati i medici a quei tempi. E poi c’erano anche gli scozzesi che aiutavano nelle forniture di “sciroppo per la tosse”.

Se qualcosa è proibito, diventa decisamente più allettante, ecco perchè durante il Proibizionismo il consumo di whisky aveva avuto una impennata stratosferica.

I whisky del periodo precedente al Proibizionismo sono effettivamente molto rari. Ciò che non è andato distrutto (o più probabilmente consumato) durante il Proibizionismo ha adesso oltre cento anni. È evidente che queste bottiglie – specialmente se ancora in buone condizioni – raggiungono prezzi altissimi tra i collezionisti.

Sicuramente investire in una bottiglia di whisky vecchia di 100 anni comporta dei rischi, come per ogni bottiglia di quell’età c’è il rischio di evaporazione, deterioramento del sughero, danni alle etichette e così via.

La fine del Proibizionismo segnò l’inizio della popolarità del whisky single malt, che continua ancora oggi

Il presidente Roosevelt si rese conto che il Proibizionismo non aveva l’effetto desiderato e abrogò il Volstead Act nel 1933. Il 5 dicembre 1933, agli americani fu permesso ancora una volta di produrre e consumare alcolici. Tuttavia, la legge differisce da uno stato all’altro e persino da una giurisdizione all’altra, il che significa che alcuni luoghi degli Stati Uniti sono ancora classificati come “dry county”, in cui è la vendita di alcol è proibita.

Un altro, più divertente, effetto residuo del Proibizionismo è l’espressione “The Real McCoy”.

Oggi “The Real McCoy” è in gergo sinonimo di qualcosa di autentico – non una replica, l’originale.

Il capitano McCoy era uno dei trafficanti che contrabbandavano whisky e rum attraverso le Bermuda verso il Canada e poi negli Stati Uniti.

Così, ogni volta che ci si intrufolava in una rivendita clandestina del quartiere e si ordinava un “Real McCoy”, il barista sapeva di dover versare un bicchierino da sotto il bancone, contenente whisky single malt di qualità.

 

Brindiamo ai 100 anni di libertà del nettare dorato

Di cesare cilvini

massimo greco

Written By
More from Redazione

Roma, Istituto Nazareth inaugura terzo open day “dal nido al liceo: una formazione di successo

Sabato 11 gennaio 2020, a partire dalle ore 10.30, si svolgerà a...
Read More