24 Settembre 2021, venerdì
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Argentina: primo sì per la legalizzazione dell’aborto

Al termine di una storica seduta durata 22 ore, la Camera dei deputati argentina ha approvato il progetto di legge sull’interruzione volontaria di gravidanza. Dopo un serratissimo confronto tra i favorevoli ed i contrari, il sì ha vinto di misura per 129 voti contro 125. Da ieri, la piazza del Congresso è gremita di migliaia di attivisti che hanno voluto seguire da vicino l’evolversi della vicenda.Il 31 maggio scorso si erano concluse le sedute del dibattito sulla depenalizzazione e la legalizzazione dell’aborto al Congresso, a poco più di un mese di distanza dall’inizio delle audizioni delle opposte parti favorevoli o contrarie alla pratica abortiva, davanti alle quattro commissioni congiunte competenti che hanno deciso che uno degli otto progetti in discussione potesse essere presentato come proposta di legge da votare in Parlamento. Adesso, dopo l’approvazione ad opera della Camera dei deputati, la proposta di legge passa al Senato, che – nel caso in cui dovesse confermare tale voto – darebbe il via libera definitivo all’aborto in Argentina, a meno che il presidente Mauricio Macri non ponga il veto.

Per un aborto legale, sicuro e gratuito
I movimenti femministi argentini, che ad oggi rappresentano un punto di riferimento non solo nella lotta per la parità di genere ma anche in tutte le battaglie per i diritti umani a livello nazionale e continentale, fanno della legislazione pro-aborto il primo degli obiettivi da perseguire. Inquadrando la questione in un impegno di ben più ampio respiro che si propone, non solo in Argentina ma in tutta l’America Latina e nel mondo, la promozione di un’educazione sessuale che favorisca consapevolezza ed emancipazione.

I principi di questa trasversale volontà di cambiamento sono efficacemente espressi nello slogan della Campagna nazionale per il diritto all’aborto legale, sicuro e gratuito: “Un’educazione sessuale per decidere, contraccettivi per non abortire, aborto legale per non morire”.

Ad oggi, l’aborto è considerato un crimine in Argentina, tranne nei casi in cui il codice penale prevede cause specifiche di non punibilità (cioè pericolo di vita della donna incinta, qualora tale pericolo non possa essere evitato con altri mezzi, e nel caso di una gravidanza dovuta ad una violenza sessuale). Il progetto di legge che ha avuto il sì della Camera era stato presentato al Congresso dalla Campagna nazionale per il diritto all’aborto legale, sicuro e gratuito si propone invece di definire legalmente una pratica sicura e gratuita di interruzione volontaria della gravidanza in 13 articoli.

Punti fondamentali di questa proposta sono l’articolo 1, che oltre a chiarire come diritto umano fondamentale di tutte le donne la decisione di interrompere volontariamente la propria gravidanza, ne stabilisce le tempistiche di realizzabilità nelle prime 14 settimane. Agli articoli 2 e 5 si fissa invece in un tempo massimo di cinque giorni dalla richiesta la realizzazione materiale dell’intervento e se ne prevede la totale gratuità, in quanto prestazione medica di base obbligatoria da parte di tutte le istituzioni che fanno parte del sistema sanitario pubblico.

I numeri del sommerso
Il divieto contenuto nel codice penale ha rappresentato e rappresenta ancora oggi un grande limite ai diritti sessuali e riproduttivi delle donne argentine. Nonostante l’Argentina abbia ratificato nel 2007 il protocollo facoltativo della Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione della donna (Cedaw), adottata nel 1979 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, centinaia di migliaia di donne argentine sono costrette ancora oggi a pratiche abortive clandestine ed insicure. Secondo un rapporto del 2016 della stessa Cedaw, in Argentina si praticano tra i 460.000 ed i 600.000 aborti clandestini ogni anno e ammontano a circa 53.000 i ricoveri per le conseguenze di queste operazioni illegali. Il rapporto sostiene inoltre che negli ultimi trent’anni le complicazioni derivanti da aborti praticati in condizioni di pericolo sono state la prima causa di mortalità materna ed hanno rappresentato un terzo del totale di queste morti.

La situazione argentina rispecchia la precarietà nell’accesso alla salute delle donne in tutto il continente latinoamericano. Nel settembre del 2017, uno studio dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sulla situazione dell’aborto nel mondo evidenziava che solo uno di quattro aborti in America Latina viene praticato in condizioni di sicurezza: 4,9 milioni di aborti nel continente vengono realizzati in modo “poco sicuro”, mentre circa 1,1 milioni in modo “molto insicuro”, secondo i parametri dell’Oms.

Tra i Paesi che limitano il ricorso all’aborto a casi particolari, oltre l’Argentina ci sono anche Bolivia, Costa Rica, Ecuador, Perù ed le caraibiche Grenada e Bahamas. In Brasile, Guatemala, Messico, Panama, Paraguay e Venezuela, l’aborto è consentito solo per salvare la vita della donna incinta. Mentre in ben sei Paesi, l’aborto è vietato in tutti i casi: El Salvador, Haiti, Honduras, Nicaragua, Repubblica Dominicana e Suriname. Solo Cuba, Porto Rico, Guyana e Uruguay non impongono nessuna restrizione all’interruzione volontaria di gravidanza.

Come suggerito dal filosofo argentino Darío Sztajnszrajber, intervenuto durante una delle riunioni congiunte delle commissioni chiamate a decidere del futuro della proposta di legge, la dimensione etica e morale del tema dev’essere superata in favore di una lettura ed una visione più propriamente sociale e politica. La discussione relativa alla legittimità deontologica dell’aborto potrà continuare fuori e dentro i partiti, gli organi ufficiali dei governi, nelle case di ogni cittadino, ma è certo che garantire il diritto alla vita delle proprie cittadine e sfavorire le pratiche rischiose ed illegali che mettono a repentaglio questo stesso diritto dovrebbe essere la prerogativa di ogni Stato.

Sulle orme dell’Irlanda
A tal proposito, è di poche settimane fa il risultato che a larga maggioranza in Irlanda ha approvato la modifica dell’Ottavo emendamento della Costituzione (che proibiva il ricorso all’aborto),  nelle urne di un referendum: una disposizione che per certi versi presenta delle somiglianze con quella argentina e che poco meno del 70% degli irlandesi ha voluto abrogare.

Il referendum nell’isola ha riaperto così anche in Europa il dibattito sull’aborto dove sono in vigore ancora leggi particolarmente restrittive (è il caso di Malta e dell’Irlanda del Nord, che però vorrebbe seguire l’esempio di Dublino per via referendaria), ma anche in Polonia, dove il governo ultraconservatore si propone di renderlo illegale.

Oggi in Argentina si combatte una battaglia importantissima per ribadire la necessità di garantire i diritti sessuali e civili di tutti. In Irlanda, questa campagna si è conclusa da poco con un grande successo dei movimenti per i diritti civili; la palla adesso passa a Buenos Aires.(fonte affarinternazionali.it)

a cura di Maria Parente

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