4 Marzo 2021, giovedì
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Sei davvero un social-dipendente?

Social media dipendenti. Alcune persone si definiscono così, in modo semiserio, e lo scrivono in calce al proprio profilo su LinkedIn: ma cosa significa – davvero – avere una dipendenza da social media? Esiste una diagnosi per questa condizione, e come capire se abbiamo raggiunto quella linea di confine?collo-smartphone

La questione è tutto fuorché chiara, spiega la BBC. Prima che un comportamento possa dirsi patologico servono molti anni di ricerca e precisi criteri di definizione. Ma gli studi sulla dipendenza da social sono giovani quanto il tema che studiano, e né l’Organizzazione Mondiale della Sanità né l’American Psychiatric Association (due istituzioni che definiscono le dipendenze) prevedono ancora l’esistenza di questo disturbo.

SEGNI RICONOSCIBILI. Per Mark Griffiths, psicologo della Nottingham Trent University nonché tra i primi a far ricerca sul tema, i social media possono dare dipendenza, e chi ci cade manifesta gli stessi sintomi comportamentali associati ad alcune dipendenze chimiche, come quella da alcol o da nicotina: cambi d’umore, isolamento sociale, conflitto e ricadute.Caratteristica principale di una dipendenza è l’avere un impatto distruttivo sulla vita di una persona. Finché un passatempo non influisce negativamente sulla vita lavorativa o relazionale, in genere non occorre preoccuparsi.

IL FATTORE TEMPO. Anche stabilire un limite di ore online trascorse le quali, “siamo patologici” è, per Griffiths, un po’ fuorviante: a parità di tempo speso sui social, quell’attività può risultare più o meno totalizzante e dannosa per la vita offline.La maggior parte degli utenti attivi sul web trascorre infatti sui social media più di due ore al giorno, eppure gran parte della popolazione non ha un problema di dipendenza da social. Non è dunque (solo) il fattore tempo a determinare se queste piattaforme stanno provocando malessere psicologico. Nella prima revisione scientifica sulle ricadute psicologiche dei social media, nel 2011, Griffiths ha trovato che gli estroversi usano i social network per il proprio miglioramento sociale, gli introversi come forma di compensazione. Poiché alimentano il circuito cerebrale della ricompensa, possono essere usati come forma di consolazione per stati di umore altalenanti, e arrivare così a causare dipendenza psicologica.

CHI È PIÙ A RISCHIO (E PERCHÉ). Sarebbe dunque il contesto in cui sono utilizzati e non tanto il tempo che vi passiamo a determinarne la pericolosità. L’identikit dell’utente più a rischio? Donna, single e giovane, con bassi livelli di istruzione, di reddito e di autostima: è quanto è emerso da un’indagine svolta nel 2017 su oltre 23 mila norvegesi.L’origine di questa necessità compulsiva di postare e leggere le bacheche altrui non è chiara: potrebbe derivare dalla paura di rimanere tagliati fuori o essere legata alla dipendenza da smartphone. Ma i dati sono ancora troppo pochi e sbilanciati su Facebook – nonostante recenti ricerche indichino in Instagram il social più pericoloso per la salute mentale, soprattutto degli adolescenti.

a cura di Maria Parente

 

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