25 Luglio 2021, domenica
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Fondi pensione pronti a finanziare l’economia reale

Solo 122,5 milioni di euro investiti nell’economia reale, pari allo 0,3% del totale degli asset in portafoglio, con un commitment limitato a 331,7 milioni di euro. Di questi, quasi la metà – il 45% circa – investito all’estero. Non è considerato soddisfacente l’impegno dei fondi pensione nel tessuto economico nazionale, a fronte di una pur corretta diversificazione del portafoglio di investimenti sui mercati finanziari internazionali, per circa 47 miliardi di euro. Il rilancio della previdenza complementare passa innanzitutto da un maggior impegno sull’economia reale.All’assemblea annuale di Assofondipensione, l’associazione dei fondi di categoria cui aderiscono 32 strutture di previdenza complementare, il presidente Giovanni Maggi ha analizzato i dati sul portafoglio della previdenza complementare mettendo le scelte in correlazione con il livello di adesioni, considerato ancora troppo basse: 2,67 milioni di lavoratori, circa un quarto dei dipendenti privati, sono iscritti a un fondo pensione. Un livello insoddisfacente per garantire in prospettiva una diffusa copertura previdenziale, in vista del calo prospettico del tasso di sostituzione tra ultimo stipendio e primo assegno pensionistico. E per includere in un moderno sistema di Welfare i lavoratori che si trovano già al centro di una trasformazione del sistema occupazionale.

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A fronte del successo di sottoscrizione dei Pir, piani individuali di risparmio, presso il pubblico retail, i fondi pensione si interrogano sul percorso fatto, in vista di un rilancio, consapevoli dell’incompiutezza del sistema – soprattutto per quanto riguarda i ridotti e inefficienti incentivi fiscali – ma allo stesso tempo di non essere all’anno zero. L’esperienza pilota di sette fondi è stata al centro delle indagini dell’Associazione: dei 331,7 milioni di euro di impegno, la quota maggiore va agli investimenti in private debt (74,1%), seguiti dal private equity (16%), dalle energie rinnovabili (7,2%) e dall’housing sociale. «I fondi negoziali – ha detto il presidente Giovanni Maggi – sono ormai investitori istituzionali maturi, capaci di essere doppiamente utili all’economia del Paese: da una parte come collettori del risparmio previdenziale, dall’altra come finanziatori dell’economia produttiva. Ciò in cambio di buoni rendimenti e adeguate condizioni di controllo del rischio per gli aderenti».Per questo Maggi ha lanciato una serie di proposte di manutenzione normativa del sistema: un progetto straordinario di educazione previdenziale che coinvolga le istituzioni pubbliche, un miglioramento della leva fiscale, ogg penalizzante per gli aderenti, agevolare le posizioni di lungo periodo dei fondi pensione, economia reale in primis, nonché una razionalizzazione dell’offerta dei fondi operando verso accorpamenti tra settori omogenei per ridurre il numero e migliorare l’efficienza dei fondi pensione.

a cura di Maria Parente

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