27 Luglio 2021, martedì
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Riforme, Renzi: nel 2014-15 via a Italicum e nuovo senato. Dai senatori Pd 86 sì al testo

“Siamo d’accordo nell’incontrarci di nuovo e vi diamo la disponibilità per le giornate di giovedì o venerdì. Va bene presso la Camera, va bene in streaming, fateci sapere”. Così Matteo Renzi insieme ai vertici Pd risponde a M5S, definendo “molto interessante” la lettera ricevuta. “La legge elettorale per noi va approvata il prima possibile. Dunque, ragionevolmente, prima dell’entrata in vigore della riforma costituzionale. Dovendo azzardare dei tempi potremmo dire che entro il 2014 si approva definitivamente la legge elettorale”. Così il leader Pd Matteo Renzi, insieme al vertice del partito, risponde a M5S. Nella missiva si specifica l’obiettivo di concludere entro il 2015 l’iter parlamentare della riforma costituzionale del senato e del titolo V della Costituzione, in modo da procedere poi “all’eventuale referendum” confermativo. Nella lettera firmata oltre che dal premier e segretario del Pd, dal vicesegretario Debora Serracchiani, dal capogruppo alla camera Roberto Speranza e da Alessandra Moretti, capolista del Pd alle ultime eruropee, si sottolinea che M5S e Pd, sulla riforma del senato, sono d’accordo praticamente su tutto: “Ci pare che l’unico punto di discussione sul senato verta sul fatto che da parte vostra emerga la richiesta di scegliere i 74 consiglieri regionali che siederanno anche in senato con l’elezione di primo livello anziché con l’elezione di secondo livello”, “ci pare che su questo tema si registri l’unico punto di dissenso di una riforma costituzionale di oltre quaranta articoli. Che sarà anche un attentato alla democrazia e l’ennesima dimostrazione dell’autoritarismo del premier, ma rischia di vedervi d’accordo su quasi tutti i punti”. Quanto all’altro punto di discussione, l’immunità dei senatori e dei deputati, la lettera riconosce che la posizione del M5S è molto seria”. “Siamo pronti a discuterne, anche con gli altri partiti”, spiegano Renzi-Serracchiani-Moretti-Speranza: “come sapete noi non guardiamo in faccia a nessuno e abbiamo votato per l’arresto anche di nostri colleghi. Voi ci assicurate che per qualsiasi procedimento già in corso contro parlamentari del Movimento Cinque Stelle rinuncerete all’immunita? Per noi è molto importante capire se su questo tema fate sul serio o no”.  Quel che è certo è che all’incontro Grillo non parteciperà. Il leader del M5Sarrivato oggi a Roma,  dovrebbe partire prima di giovedì  e il dialogo il Pd sarà affidato ancora una volta alla delegazione costituita dai due capigruppo M5S di camera e senato, Danilo Toninelli e Luigi Di Maio. Che in serata hanno fatto sapere:  La risposta M5s al Pd  “Abbiamo letto la lettera del Pd. Domani riceveranno una risposta”

 Ieri il via alla discussione generale. Da domani al voto gli emendamenti

Al via, nell’Aula del Senato, l’esame del ddl sulle riforme costituzionali. Restano le polemiche trasversali, ma il pacchetto di riforme si avvia al voto a palazzo Madama con l’inizio della discussione generale e la bocciatura delle pregiudiziali di costituzionalità avanzate da M5S e Sel. Resta ancora, in proposito, un’incognita sui tempi viste le circa trenta ore di discussione che si renderebbero necessarie con i 124 iscritti a parlare, considerato che il tempo massimo per un intervento e’, da Regolamento, di 20 minuti. L’esame è iniziato quindi abbastanza a rilento. E infatti è stato rinviato di alcune ore il termine per la presentazione degli emendamenti in aula (dalle 13 alle 20 di oggi e in molti pronosticano che le votazioni vere e proprie inizieranno soltanto giovedì. A quel punto l’aula sospenderà l’esame della riforma fino a lunedì mattina visto che venerdì il senato sarà impegnato con il primo appuntamento parlamentare legato al semestre di presidenza italiana dell’Ue
“Non sfugge a nessuno di noi il rilievo e la portata modificativa di questa riforma. Senza dubbio la piu’ significativa dall’inizio della storia repubblicana per quello che riguarda il Parlamento”. Cosi’ Anna Finocchiaro, presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, nella sua relazione nell’Aula di Palazzo Madama. “A nessuno di noi sfugge la responsabilita’ che stiamo assumendo nel ridefinire, cosi’ profondamente, l’assetto costituzionale. Molte volte mi sono interrogata su quale fosse lo spirito giusto per affrontare quest’opera e per compiere il dovere di collocare coerentemente e pienamente nella tradizione costituzionale repubblicana e, al contempo, introdurre innovazione positiva, utile a ridare slancio all’agire dell’istituzione parlamentare”, ha sottolineato. Il testo della riforma all’esame dell’Aula e’ completamente diverso da quello del governo che aveva “peccati originali”, ha invece rivendicato l’atro relatore, Roberto Calderoli. L’esponente leghista non ha rinunciato a due battute autoironiche. L’una per osservare che il suo e’ stato “un intervento ‘a braccio’, non nel senso di non avere un testo scritto, ma nel senso di poter utilizzare un solo braccio, avendo l’altro bloccato”, un riferimento all’infortunio dei giorni scorsi, rafforzato dalla considerazione che “nessuno puo’ dire che non abbia dato una mano alla riforma della Costituzione; solo che oltre la mano, ci ho messo anche due vertebre e questo mi e’ spiaciuto di piu'”. Padre di quel sistema elettorale da lui stesso disconosciuto come ‘Porcellum’, Calderoli ha ringraziato per avere avuto il ruolo di relatore scherzando sul “coraggio ce ne e’ voluto veramente tanto a nominare me come relatore di minoranza. Era infatti come dare una pistola carica in mano a un serial killer, e sperare che non facesse una strage”. Intanto, per questa sera e’ prevista un’assemblea congiunta dei gruppi Pd di Senato e Camera, cui partecipera’ anche il premier, e segretario del Partito Democratico, Matteo Renzi, con l’obiettivo di illustrare e discutere il programma dei mille giorni.  Dalle  8,30, invece, i senatori del Pd  sono in assemblea per un voto che impegnerà tutti a seguire la linea del governo e della maggioranza sostenendo il testo uscito dalla commissione. Stessa sorte potrebbe toccare a Fi che oggi pomeriggio riunirà tutti i parlamentari davanti a Silvio Berlusconi nella sede di Piazza San Lorenzo in Lucina. Non è detto che in quella sede si voterà nè che i dissidenti, si parla di una ventina (compresi alcuni dei senatori del gruppo Gal), vengano allo scoperto ma al momento finale in aula potrebbero non partecipare al voto sulla riforma Boschi. Anche Angelino Alfano, leader del Ncd e ministro dell’Interno, ha convocato per oggi una riunione dei senatori per serrare le file e ascoltare gli eventuali malumori. Mentre Gianluca Pini, (Lega Nord), conferma le riserve del Carroccio sul disegno di legge governativo emendato da Finocchiaro e Calderoli. “Bisogna vedere il testo definitivo della riforma del Senato. Se il testo ci convince,  se le modifiche fatte da un punto di vista istituzionale e costituzionale rendono effettivamente  più efficiente questo paese possiamo anche votarle. Se invece sono l’ennesimo spot fatto da Renzi per cercare di buttare fumo negli occhi alla gente, è chiaro che noi a questo gioco non ci stiamo”.

Il M5S a Renzi: sui tempi accelerati non ci trovi d’accordo, non condividiamo tua corsa verso il nulla

“Noi non condividiamo la corsa verso il nulla che caratterizza la cifra della velocità renziana”. E in particolare “i tempi da lui indicati per le riforme, soprattutto del Senato, non ci trovano d’accordo”. Lo ha affermato Maurizio Buccarella, capogruppo M5S al senato. “Sul senato intendiamo condurre in aula una dura battaglia contro una riforma che produce il sospetto di far scivolare la nostra Carta verso una deriva autoritaria”, ha sottolineato Buccarella a Sky Tg2. “E per la riforma elettorale i tempi dovranno essere quelli per un accordo su una nuova legge che rispetti la Costituzione, come non fa quella approvata finora”. Certo è che al di là delle parole dure, Buccarella riconosce che qualcosa si muove: “La lettera di Renzi e del Pd, seppure giunta con molto ritardo, rappresenta un segnale positivo e utile che consente di fare un secondo incontro per confrontarsi nel merito sulle questione tecniche”.

I senatori Pd votano il testo con 86 sì e un astenuto

Il gruppo del Partito democratico al Senato ha approvato con 86 sì e un astenuto il testo sulle riforme costituzionali uscito dalla commissione Affari costituzionali e la relazione svolta ieri in Aula dalla relatrice e presidente della commissione Anna Finocchiaro.
Nessun senatore ha votato contro. Quella di questa mattina è stata la diciannovesima assemblea che il gruppo svolgeva dall’inizio della legislatura sul tema delle riforme costituzionali.

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