8 Dicembre 2021, mercoledì
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La rivolta del riso, migliaia in piazza: “Il boom dell’import dall’Asia ci mette in ginocchio”

Dall’inizio della crisi ha chiuso quasi una azienda di riso su cinque e la situazione sta precipitando nel 2014 con la perdita di posti di lavoro e pericoli per la sicurezza alimentare dei consumatori a causa dell’invasione di riso proveniente dall’Asia. E’l’allarme lanciato con un blitz da migliaia di agricoltori e mondine, con le loro famiglie, nelle piazze delle città nei territori di produzione, dalla Lombardia al Veneto, dal Piemonte all’Emilia fino in Sardegna.

Campi di riso trasferiti in città, mondine in barca sul Canal Grande, piatti tipici serviti sul posto, distribuzione di sacchetti di riso, ma anche presentazione alle Istituzioni del Dossier Coldiretti per denunciare il rischio di estinzione di una coltivazione importante per la salute, il territorio e l’occupazione.

L’Italia è ancora il primo produttore europeo di riso su un territorio di 216mila ettari con un ruolo ambientale insostituibile e opportunità di lavoro nell’intera filiera per oltre diecimila famiglie tra dipendenti e imprenditori. La situazione è ora drammatica per le speculazioni sull’import dai Paesi asiatici che stanno schiacciando i produttori piegati da costi che hanno abbondantemente superato i ricavi per la varietà Indica.

Le importazioni agevolate a dazio zero dalla Cambogia e dalla Birmania hanno fatto segnare un aumento del 754 per cento nei primi tre mesi del 2014 rispetto allo scorso anno e a rischio c’è anche la salute dei consumatori con il sistema di allerta rapido Europeo (RASFF) che ha effettuato quasi una notifica a settimana per riso e prodotti derivati di provenienza asiatica per la presenza di pesticidi non autorizzati e assenza di certificazioni sanitarie, nel primo semestre dell’anno.

In Italia tale trend ha comportato nel tempo la riduzione della coltivazione di riso varietà Indica, che nel 2014 evidenzia una riduzione di 15.446 ettari (-21,6 per cento). Per il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo, in piazza Castello a Torino dove è stata ricostruita una risaia sullo sfondo di Palazzo Reale, ”il riso Made in Italy è una realtà da primato per qualità, tipicità e sostenibilità che va difesa, secondo la Coldiretti, con l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza, la pubblicità dei nomi delle industrie che utilizzano riso straniero, l’applicazione della clausola di salvaguarda nei confronti delle importazioni incontrollate, ma anche l’istituzione di una unica borsa merci e la rivisitazione dell’attività di promozione dell’Ente Nazionale Risi”.

Il presidente del Piemonte, Sergio Chiamparino, intervenendo in piazza Castello: “Il governo deve battersi a Bruxelles perché sia utilizzata la clausola della salvaguardia a tutela della produzione italiana”. “La garanzia della tracciabilità dei prodotti è uno dei temi centrali della nostra politica agricola – ha aggiunto – e, in seconda battuta, è necessario procedere con la sburocratizzazione e semplificazione delle pratiche a vantaggio delle imprese. Infine – ha concluso – chiederemo all’Unione Europea di controllare la liberalizzazione priva di controllo”.

La protesta dei produttori del riso si sposterà a Roma il prossimo martedì 15 luglio, dove è previsto un incontro con il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina per discutere del momento di difficoltà che sta vivendo il settore.

Martina ha dichiarato: “Quella dei risicoltori italiani è una battaglia giusta che noi stiamo conducendo da mesi. Da quando, primi in Europa, abbiamo posto anche formalmente la questione alla Commissione europea”. “Abbiamo intenzione – ha aggiunto – di sensibilizzare al massimo la Commissione su questa vicenda che richiede in tempi brevi un riscontro rapido ed efficace per salvaguardare il settore”.

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