4 Agosto 2021, mercoledì
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Riforme in aula da domani

La riforma costituzionale andrà in Aula al Senato da domani pomeriggio, le votazioni inizieranno mercoledì prossimo. Lo ha deciso, a maggioranza, la conferenza dei capigruppo del Senato. la decisione presa dopo che iIl presidente della commissione Affari Costituzionali del Senato e relatrice delle riforme, Anna Finocchiaro, aveva chiesto in Aula un rinvio dell’inizio della discussione generale del testo. Ha detto Finocchiaro: “La Commissione entro oggi i propri lavori, dobbiamo definire alcuni passaggi importanti. Chiedo di poter avere un rinvio per ultimarli”. Si procede come previsto ieri sera al termine di una giornata convulsa circa la tempistica dei lavori. Iericapigruppo del senato si erano riuniti per tentare di dettare i tempi per l’approdo a Palazzo Madama (l’obiettivo è giungere al voto sul testo del ddl Boschi martedì prossimo) e si è svolto un vertice tra Boschi, Finocchiaro (Pd) e il capogruppo Fi, Paolo Romani per mettere a punto l’emendamento al ddl sulle riforme istituzionali che introduce il criterio della proporzionalità nell’assegnazione dei seggi senatoriali, così come chiesto da Forza Italia. Nessun dubbio sull’avvio della discussione generale in aula sulla riforma costituzionale da parte del ministro delle Riforme Maria Elena Boschi. Al termine di una riunione dei capigruppo definita “consultiva”, ossia che non ha preso alcuna decisione, Boschi aveva detto che “sarà la commissione domani (cioé oggi, ndr) in aula a dire se è pronta o no” e a quel punto, è la previsione, ci sarà un rinvio a giovedì. Avevano protestato le opposizioni con Loredana De Petris di Sel e Maurizio Buccarella del M5S: “Proporremo un calendario alternativo con provvedimenti più urgenti e chiederemo tempi congrui per gli emendamenti in aula, anche se la ministra Boschi ci ha spiegato che si possono presentare anche durante la discussione generale”. E proprio questa mattina la senatrice De Petris ha chiesto in aula al presidente Pietro Grasso un rinvio della discussione generale sulle riforme costituzionali a “mercoledì prossimo” 16 luglio e “un tempo congruo per la presentazione degli emendamenti”: “L’Aula deve avere tutto il tempo per poterle esaminare”, ha osservato. Allo stesso modo, un tempo congruo ha chiesto Maurizio Buccarella, capogruppo M5S, che ha ribadito la volontà del Movimento di procedere subito all’esame del ddl anti corruzione: “Questa fretta che ci viene imposta dal grande ‘acceleratore’ èinaccettabile”, ha detto.  Anche i senatori cosidetti dissidenti sulle riforme costituzionali hanno chiesto di rinviare l’avvio della discussione di una settimana. Sottoscribvono la richiesta di Anna Finocchiaro il presidente dei senatori di Fi, Paolo Romani, e quello dei senatori Ncd, Maurizio Sacconi, chiedono il rinvio di un giorno in modo da permettere, oggi, alla commissione Affari Costituzionali di concludere i lavori. Romani ha poi precisato che l’intervento di Domenico Scilipoti (Fi), tra i dissidenti che hanno chiesto più tempo invece per l’esame delle riforme, “non rappresenta l’opinione del gruppo”.

I provvedimenti approvati in commissione

Ieri sono stati approvati lo stop ai decreti omnibus, l’autonomia per le regioni con i conti in  regola, la  possibilità di istituire commissioni di inchiesta anche nel nuovo senato e, fra le altre misure, un ‘bonus’ di 30 giorni per la conversione dei decreti rinviati al Parlamento dal Presidente della Repubblica. Ma soprattutto, è stato riscritto il Titolo V della Costituzione, con i nuovi articoli 117 e 119 che definiscono le competenze legislative di Stato e Regioni. Rispetto al ddl del governo l’emendamento aumenta le competenze delle Regioni.  E secondo il coordinatore del Nuovo centrodestra Gaetano Quagliariello, “è stato scolpito nella Costituzione il principio dei costi standard, che può rappresentare la più incisiva riforma della spesa pubblica del nostro paese”. Rispetto al ddl del governo, l’emendamento conferma l’abolizione delle materia di competenza concorrente tra Stato e Regioni. Inoltre il ddl del governo riportava in capo allo Stato una serie di materie, che anche l’emendamento conferma: ambiente, beni culturali e turismo; norme generali sul governo del territorio e coordinamento della protezione civile; produzione, trasporto e distribuzione dell’energia; infrastrutture strategiche e grandi reti.Tuttavia l’emendamento dei relatori, Anna Finocchiaro e Roberto Calderoli, precisa che su queste materie le regioni hanno competenza per gli aspetti “di interesse regionale”. In particolare sono portate in capo alle regioni le competenze su “programmazione e organizzazione dei servizi sanitari e sociali; promozione dello sviluppo economico locale e organizzazione in ambito regionale dei servizi alle imprese e, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche, in materia di servizi scolastici, istruzione e formazione professionale, promozione del diritto allo studio, anche universitario; disciplina, per quanto di interesse regionale, delle attività culturali, della valorizzazione dei beni ambientali, culturali e paesaggistici; valorizzazione e organizzazione regionale del turismo; regolazione, sulla base di apposite intese concluse in ambito regionale, delle relazioni finanziarie tra gli enti territoriali della regione per il rispetto degli obiettivi programmatici regionali e locali di finanza pubblica”. È infine in capo alle Regioni “ogni materia non espressamente riservata alla competenza esclusiva dello Stato”.

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