31 Luglio 2021, sabato
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Roma. Bruno Vespa: Mi vergogno di abitarci troppo sporca. Marino: colpa spazzini

Bruno Vespa si schiera contro Ignazio Marino e lo schifo cui Roma si è ridotta da quando c’è Marino sindaco. La Roma di Ignazio Marino è invasa dai rifiuti e non solo: accattoni molesti, saltimbanchi, pulitori abusivi e furiosi, parcheggiatori che vogliono il pizzo. Proprio la sporcizia della città, riferisce Camilla Mozzetti sul Messaggero, finisce al centro di una battaglia a colpi di tweet tra il sindaco Marino e Bruno Vespa.

Bruno Vespa su Twitter ha lanciato questo messaggio:

“A San Pietroburgo, 5 milioni di abitanti, non ho visto un solo rifiuto sulla strada. Mi sono vergognato di abitare a Roma”.

Il sindaco di Roma Ignazio Marino ha replicato:

“Ogni giorno il 18% dei dipendenti di Ama non si presenta al lavoro. Ora serve uno sforzo incredibile. Vespa semmai mi inviti in trasmissione”.

Meglio una comparsata in tv che lavorare. E Marino preferisce parlare. Roma p nel caos ma a cosa pensa il sindaco Marino? Ad andare al Gay Village e dire:

“L’anno prossimo quando torneremo qui, non dobbiamo più parlare del registro delle unioni civili, le unioni civili dobbiamo già averle. L’ho detto marciando al Gay Pride. Chiederò a presidente dell’assemblea capitolina di mettere all’ordine del giorno il registro delle unioni civili. Non possiamo accettare che la capitale resti indietro rispetto alle altre Capitali europee”.

Ma solo sui diritti dei gay, rispettabilissimi ma minoranza e non su quelli dei cittadini, tutti, gay compresi, di vivere in una città ordinata e passabilmente pulita.

La realtà di Roma è sintetizzata da Camilla Mozzetti, che non sembra credere molto alle promesse delComune:

“In strada i rifiuti aumentano, soprattutto nel fine settimana, e i nomadi, che risiedono nei diversi campi abusivi e non del tiburtino, assalgono quei contenitori stracolmi, armati di carrelli e furgoncini a ogni ora del giorno e della notte.

Dopo l’attacco di Bruno Vespa, Ignazio Marino l’ha buttata in caciara:

“Purtroppo negli ultimi 50 anni nulla è stato fatto per togliere a un monopolista privato la gestione dei rifiuti che era basata su una grande buca [la discarica di Malagrotta] dove veniva buttato di tutto, dal materasso al frigorifero”.

Sarà stato un buco, ma 50 anni fa Roma era un gioiello. Cosa c’entri il buco di Malagrotta con il disservizio Ama nel ragionamento sconnesso di Ignazio Marino non lo si capisce. Lui rincara la dose:

“Sono sorpreso che un osservatore attento come Bruno Vespa in questi 50 anni non se ne sia accorto e sarebbe interessante che ci dedicasse una trasmissione d’approfondimento. La città non può essere in queste condizioni, voglio una sforzo incredibile, deve finire che ogni giorno il 18% dei dipendenti di Ama non si presenta al lavoro, Fortini chiami i suoi dirigenti e i suoi capisquadra per risolvere questa situazione”.
Hitler nel bunker di Berlino parlava sullo stesso tono.

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