17 Aprile 2021, sabato
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Napoli, due bimbi morti: ombra serial killer. In tre sotto torchio

È mistero fitto quello che avvolge la vicenda della morte della piccola Fortuna Loffredo, la bimba di sei anni che undici giorni fa è morta dopo essere precipitata nel vuoto nei pressi dell’isolato 3 delle palazzine popolari Iacp del Parco Verde.

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Dopo quasi due settimane e con il corpicino ancora a disposizione della magistratura, sfuma sempre di più la pista della tragica fatalità, e prende corpo qualcosa di davvero inquietante. Non si esclude (come anticipato già da Il Mattino), l’ipotesi di una responsabilità nella tragica fine e nemmeno quella di un gioco finito in tragedia.

I risultati dell’autopsia, eseguita ormai una settimana fa presso l’Istituto di Medicina legale del secondo Policlinico, hanno convinto gli inquirenti che la piccola sia stata vittima di una tragica fatalità.

Il cadavere di Fortuna resta ancora a disposizione del magistrato inquirente, che ha disposto ulteriori accertamenti sia in laboratorio che sul luogo dove si è verificata la mortale caduta. E allora, sia mercoledì mattina ma anche ieri pomeriggio, una ventina di carabinieri della compagnia di Casoria, diretta dal capitano Pierangelo Iannicca, hanno praticamente rivoltato come un calzino l’intero Isolato 3, eseguendo decine di perquisizioni, sia nell’appartamento dove abitava la piccola, che nelle altre abitazioni, dove si ipotizza si sarebbe potuta trovare la ragazzina, quella maledetta mattina del 24 giugno.

Cosa stanno cercando i militari, coordinati dal pubblico ministero Federico Bisceglia, della Procura di Napoli Nord? Gli inquirenti sono alla disperata ricerca di una delle scarpette della bimba. Quella che mancava quando la piccola è stata ritrovata agonizzante poco prima delle 12 di martedì 24 giugno, sul selciato intorno all’Isolato 3. Trovarla, indicherebbe agli inquirenti il posto dal quale sarebbe caduta (o fatta cadere) la povera bambina.

Una raffica di perquisizioni che fa il paio con l’esame di tutto il fascicolo della morte del piccolo Antonio Giglio, tre anni, precipitato la sera del 27 aprile dello scorso anno, proprio dal sesto piano dell’isolato 3. Perché anche quella tragica fatalità potrebbe non essere tale.

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