4 Marzo 2021, giovedì
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Presentazione de “Il comandante straniero: epistolario dal fronte interiore” di Lucia Vasilicò

Le più belle ed emozionanti lettere d’amore che abbia mai letto!» Gianfranco Calligarich
«La narrazione scorre con delicata e armoniosa ariosità. Flusso di parole che trasporta in luoghi poetici e lontani della memoria.» Dacia Maraini

IL LIBRO

Dieci anni, o forse ventitré, di lettere. Lettere che restituiscono un uomo, una vita, uno sguardo – inquieto e inquietante – sul reale, e testimoniano una sensibilità struggente, mostruosamente soave. Bollettini, potremmo osare, di battaglie combattute sul fronte interiore a colpi di detto e non detto, lapsus, atti mancati, desideri repressi, sensi di colpa e tabù.In esergo Lucia Vasilicò, tra gli altri, cita Freud – “L’Io non è padrone in casa propria” –, a esplicitare il concetto chiave dell’epistolario di Giovanni, lo zio Babila: il non-Io, il comandante straniero. Giovanni è un interdetto e passa le sue giornate a scrivere. Al medico di famiglia, alla sorella Amalia, al parroco, alla nipote Orsola. Scrive racimolando come può carta e inchiostro, scrive perché non può farne a meno, ma non ha la certezza che le sue lettere giungano sempre al destinatario. Scrive anche delle risposte che gli arrivano, delle risposte che attende. E delle cartoline che riceve e riproduce. È costretto a lavarsi continuamente le mani, racconta. Vorrebbe scambiare qualche parola con il bambino Daniele, il figlio dei vicini, ma lui è in villeggiatura, a Forte dei Marmi, sempre. Aspetta una foto con la firma di Michèle Morgan, da anni. Aspetta, soprattutto, che a giugno qualcuno vada a prenderlo a Reggio Emilia e lo porti a Viareggio, al mare, nella Pensione Continentale di sua sorella. Da Orsola. Orsola ha sedici anni, o diciassette, ma potrebbe averne anche quindici: la sua giovane età – Giovanni lo sa bene, e si scusa per il suo amore di zio – chiede di rimanere spensierata. Uno stile colto e raffinato. Un profondo realismo che tuttavia non rinuncia alla poesia. Da una Maestra del palcoscenico, una straordinaria prova di scrittura.
“Non legga tra le righe quando proprio tra le righe deve leggere… temo che invece delle parole lei senta un suono indecifrabile, senza vocali né consonanti. Un grido. Forse perché è un bisogno eccessivo. Non basterebbe il sangue di migliaia di vittime. Faccio per dire. Ammiro la sua strategia, Signor Dottore… lei, da grande condottiero dell’anima, fa in modo che io veda quello che lei chiama, con assoluta proprietà di linguaggio, la realtà…” (dal libro)
Lucia Vasilicò frequenta a Genova la scuola di danza con la maestra Molina e Ugo dell’Ara. Si iscrive al Centro Sperimentale di Cinematografia verso la fine degli anni Cinquanta. Partecipa al film di Federico Fellini La Dolce Vita (interpretando la ragazzina che si confessa). Scrive un racconto intitolato Il Natale con i tuoi, la cui copertina è di Mario Schifano. Inizia nel ’68 a lavorare  nel teatro d’avanguardia con il fratello Giuliano (Missione PsicopoliticaL’OccupazioneAmletoLe Centoventi Giornate di Sodoma, in cui partecipa anche alla riduzione del testo, così come ne L’Uomo di BabiloniaProust, è fata e strega nel Mago di Oz). Lascia il gruppo Vasilicò per cimentarsi nel monologo e nella pantomima di testi che lei stessa scrive: Lettere dall’Ultima Spiaggia,L’Immacolata ConcezioneLa RiverenzaLa Casa Trasparente. Nel ’70 fa teatro politico con Dacia Maraini. Partecipa a diverse rassegne con il film in super8 Mater Admirabilis, alla fine degli anni Ottanta, recensito da Moravia e presentato a diverse rassegne (tra cui il Beaubourg a Parigi). Protagonista insieme al marito, il regista Vittorio de Sisti, dello spetttacolo Accarezzate il circolo diventerà  vizioso. Partecipa  ad alcune fiction per la televisione dirette da Vittorio de Sisti.  Pubblica un piccolo libro di poesie intitolato La voce della tortora.
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