27 Febbraio 2021, sabato
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Parlamento europeo in corsa contro il tempo

L’Unione europea si trova di fronte al bivio fra un’involuzione letale e un’innovazione coraggiosa e faticosa. Conteranno certo i risultati delle elezioni del 25 maggio, e in particolare il numero dei seggi del Parlamento europeo (Pe), assegnati ai partiti anti-Ue. Ma conterà pure il ruolo delle istituzioni sovranazionali. 

Finora a fungere da motore dell’innovazione è stata sempre la Commissione, specie nel periodo che va dalla prima Presidenza Delors a quella Prodi. Non è detto che la Commissione non recuperi questa sua funzione propulsiva. Tuttavia anche il Pe, dismessi i panni rivendicativi dell’istituzione storicamente emarginata, potrebbe svolgere un ruolo più dinamico e trainante.

Nonostante il Trattato di Lisbona abbia accresciuto i poteri del Parlamento europeo, in misura abbastanza consistente da colmarne la precedente posizione di minorità rispetto alla Commissione e al Consiglio, la crisi finanziaria dell’eurozona ha relegato tutte le istituzioni sovranazionali in un ruolo marginale nel processo decisionale.

Le risposte alla crisi sono state infatti adottate in gran parte tramite accordi internazionali fra Stati membri e si sono risolte in un’intensificazione della sorveglianza delle politiche economiche nazionali Tali accordi prevedono che il sostegno finanziario agli Stati in difficoltà sia subordinato al rispetto da parte di questi ultimi delle regole fissate in comune. 

È questa la “filosofia delle regole” che emerge dal Fiscal Compact: “pareggio del bilancio” secondo un’interpretazione specifica; procedure di sorveglianza rafforzata sul rispetto delle regole; istituzione di un “Vertice euro” fra capi di Stato e di governo, la cui struttura e le cui funzioni corrispondono a quelle del Consiglio europeo. 

Verso un’unione fiscale
Un approccio alternativo si ricava dal “Rapporto dei quattro Presidenti” (Unione europea, Commissione, Eurogruppo e Banca centrale europea) del 26 giugno 2012 denominato “Verso un’autentica Unione economica e monetaria”. Il Rapporto indica tre tappe per giungere a un’“unione fiscale” dell’Uem, la terza delle quali comprende l’istituzione di un ministero del tesoro e un bilancio centrale dell’Ue correlato con i bilanci nazionali. 

Queste proposte nascono dalla consapevolezza che le decisioni di bilancio sono al cuore delle democrazie parlamentari degli Stati europei, e che pertanto il percorso di integrazione verso un’ “unione fiscale” deve basarsi sul consenso dei cittadini a decisioni che hanno un impatto di lungo periodo sulla loro vita quotidiana. A tal fine è fondamentale il coinvolgimento dei parlamenti nazionali e del Pe nelle decisioni di bilancio. 

Anche se le scadenze previste dal Rapporto dei quattro presidenti non sono state rispettate, esso mostra come sarebbe possibile uscire dalla strettoia intergovernativa di cui la “filosofia delle regole” è l’estrema formulazione. 

Ruolo istituzioni sovranazionali
La Risoluzione del Pe del 12 dicembre 2013 sui “problemi costituzionali di una governance a più livelli nell’Unione europea” lascia ritenere che il parlamento ambisca ad esercitare un ruolo più energico e propositivo. 

Nella risoluzione il Pe esprime preoccupazioni di tipo sistemico – a cominciare dai rischi di frammentazione del sistema giuridico – oltre che istituzionale, dell’Ue, derivanti dalle misure di contrasto alla crisi dell’eurozona. La risoluzione prospetta poi una serie di riforme all’altezza delle sfide che all’Unione si stanno prospettando. 

Da una parte si osserva che la differenziazione fra Stati dovrebbe avvenire attraverso cooperazioni rafforzate, anziché con accordi internazionali esterni alla cornice giuridica dell’Ue. La risoluzione lamenta anche la mancanza di controllo parlamentare sulla troika e sui fondi di salvataggio ( Fesf e Mes), e fa rilevare che il Vertice euro e l’Eurogruppo sono organismi informali di discussione e non istituzioni dell’Uem. 

Dall’altra parte la risoluzione sottolinea che l’adozione di misure per il coordinamento delle politiche di bilancio e di quelle economiche da parte dei soli rappresentanti degli Stati dell’eurozona è pienamente in linea con i trattati, anche se vi partecipano la Commissione e il Parlamento europeo e che anzi tale partecipazione ne aumenta la legittimità. 

Governance economica
Quanto alla governance economica, ribadito il ruolo centrale della Commissione, il Pe auspica il riconoscimento del Vertice euro quale formazione informale del Consiglio europeo e l’Eurogruppo quale formazione informale dell’Ecofin, nonché l’attribuzione al Commissario per gli Affari economici e finanziari della carica di ministro del Tesoro e di Vicepresidente permanente della Commissione. È evidente la sintonia di tali proposte con il summenzionato “Rapporto dei quattro Presidenti”. 

La Risoluzione del 2013 disegna in effetti per il Pe un ruolo di agenzia delle innovazioni istituzionali dell’Unione, pur escludendo un’integrale riforma del Trattato di Lisbona, che nell’attuali condizioni rischierebbe di aprire un vaso di Pandora. È una corsa contro il tempo, o meglio contro la tenaglia fra tecnocrazia e populismo che sembra oggi restringere pericolosamente le chances della politica democratica europea. 

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