18 Giugno 2021, venerdì
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Expo Milano 2015 – Occasione da non perdere

Maurizio Martina, ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali nel governo Renzi, delinea una panoramica d’insieme delle potenzialità e dei vantaggi strategici ed economici che l’esposizione universale di Milano potrà dare al settore agroalimentare italiano.

Domanda. A un anno da Expo Milano 2015 come siamo messi secondo lei?

Risposta. Abbiamo fatto molto in questi mesi per recuperare i ritardi degli anni scorsi, ora abbiamo una tabella di marcia incalzante e non possiamo perdere un minuto.

D. Il sistema agroalimentare italiano ha un valore pari al 17% del Pil (267 miliardi di euro -*Elaborazione Inea su dati Istat). Qual è l’effetto principale che potrà avere dall’Expo?

R. Un salto di qualità e risvolti sul piano delle relazioni commerciali con gli oltre 140 paesi che parteciperanno all’esposizione di Milano, con alcuni dei quali, proprio in vista della manifestazione, abbiamo stretto rapporti di partnership commerciale nuovi. Mi piace pensare che da un lato sarà un’occasione per rafforzare la strategia paese relativa all’export e dall’altro che ci darà la chance di dimostrare (al mondo) che cosa sia la tipicità del modello agroalimentare italiano.

D. Uno dei motivi che frena le esportazioni delle attività di molte imprese del settore è la loro dimensione. L’esposizione universale potrà risolverlo funzionando come catalizzatore di aggregazioni fra le aziende italiane?

R. Già oggi è così e non solo tra le aziende ma anche nei confronti di altri paesi con i quali, grazie ad Expo, c’è un’intensa attività di tipo commerciale. Un esempio per tutti sono gli Emirati Arabi che ospiteranno la prossima esposizione universale nel 2020, con cui si è consolidato un piano di lavoro in chiave agroalimentare. La manifestazione si sta dimostrando già oggi, a un anno dall’apertura dei cancelli, una formidabile piattaforma che accelera tempi e relazioni del sistema Italia con altri mercati internazionali. E il discorso vale anche tra le imprese italiane: pochi giorni fa abbiamo presentato una delle piattaforme che enfatizzeranno fino in fondo la possibilità di ingaggiare altre imprese nei B2B in campo agroalimentare, e altre iniziative sono previste per i prossimi mesi, con l’obiettivo di utilizzare la manifestazione come uno stimolo intelligente e utile per consolidare le relazioni tra gli operatori. Expo è già partita, in fondo in fondo, e già in questi mesi vedremo il potenziale formidabile che quella piattaforma ci dà.

D. L’esposizione potrebbe agire come deterrente per il falso, il cosiddetto Italian sounding, che vale circa 60 miliardi di euro?

R. Ci può dare una mano, perché nei sei mesi possiamo consolidare rapporti con gli altri paesi spiegando le ragioni che ci portano a combattere la contraffazione. È un’occasione per consolidare gli interventi che dobbiamo attuare, chiedendo anche ad altri paesi che vengano messe in pratica, per contrastare il fenomeno. Ovviamente il lavoro si fa nei tavoli bilaterali, quando si definiscono in chiave contrattuale le misure e gli interventi da attuare, con Expo c’è la chance di effettuare un salto di qualità.

D. Quando partirà la task force presso la Presidenza del consiglio?

R. Immagino che nei prossimi giorni metteremo a fuoco chi ne farà parte e che nei prossimi dieci giorni si renderà operativa.

D. Ci sono dei progetti sull’idea di creare un unico marchio per il Made in Italy in campo agroalimentare?

R. È una delle cose che vorremmo lasciare in eredità grazie a Expo e stiamo riflettendo proprio con il mondo agroalimentare come farlo. Credo che il punto sia usare la manifestazione per rafforzare alcuni prodotti su alcuni mercati internazionali, mi riferisco in particolare a quelli di assoluta qualità e in particolare ai Dop. Sono convinto che ce la faremo.

D. Qual è il valore strategico del tema scelto?

R. Dà all’Italia la chance di posizionarsi sullo scacchiere internazionale in una posizione di un certo rilievo, facendo parte delle discussioni internazionali che ci saranno nei prossimi anni su un tema cruciale come quello della sicurezza alimentare, con tutto quello che ne consegue. Basta pensare alla dinamica dei prezzi delle commodities, all’incrocio che avremo su scala planetaria tra domanda e offerta agricola, alle conseguenze, come il land grabbing, per cui grandi potenze internazionali acquistano terreni altrove (Africa in particolare) per lavorare sulla loro autosufficienza in chiave alimentare. Sono fatti che cambieranno le relazioni internazionali, e poter ospitare in Italia la discussione su questi aspetti e quello dell’innovazione delle tecnologie utilizzate nell’agroalimentare dà davvero all’Italia un’occasione unica. Occorre tenere l’asticella alta, essere consapevoli che diversi paesi partecipano perché vogliono discutere col resto del mondo di questi aspetti, e noi dobbiamo prepararci.

D. Se lei dovesse dire com’è il settore agroalimentare oggi e come sarà dopo l’esposizione universale?

R. Ci siamo dati tre obiettivi macro. Aumentare del 50% l’export agroalimentare italiano passando dai 33 miliardi attuali a circa 50, creare 50 mila nuove imprese in cinque anni, aumentare almeno del 30% il circuito della filiera corta, che costituisce uno dei tratti originali del modello agricolo italiano composto da un’agricoltura multifunzionale di prossimità che fa anche vendita diretta. Ci sono le condizioni perché tutto ciò si realizzi ed Expo è una piattaforma utile e adatta al raggiungimento di questi obiettivi.

D. Perché tante polemiche sulla manifestazione?
R. Come tutti grandi appuntamenti di questa portata l’evento porta con sé grandi potenzialità e grandi rischi. Basta vedere le polemiche sui mondiali di calcio in Brasile per comprendere come ciò non sia un’anomalia ma una cosa normale quando parliamo di eventi di tale portata. Non banalizzo alcuni aspetti delicati della preparazione, mi riferisco in particolare al tema del presidio di legalità che occorre garantire, ma affermo con decisione che a un anno dal via occorre lavorare sulle opportunità. Expo non sarà la risoluzione di tutti i problemi italiani, né sarebbe giusto caricarlo di questo significato, ma rimane di gran lunga uno degli appuntamenti più importanti che l’Italia può utilizzare per fare un salto di qualità e darsi una prospettiva. Per misurarsi con una sfida vera che ti fa guardare al mondo con lenti nuove. Mi piace pensare che da qui all’anno prossimo scateneremo le nostre energie e i nostri talenti sulle occasioni che ci può dare. Qualcosa in questi mesi sta già accadendo: tanti comuni, tante regioni, realtà private, stanno cercando di cogliere le occasioni. Io vedo i segnali positivi, non rimane che mettersi pancia a terra e continuare a lavorare così.

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