6 Maggio 2021, giovedì
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Lotta contro le lucciole, il sindaco di Rimini non molla

Gli è andata male già parecchie volte, ma lui non demorde. Il sindaco di Rimini Andrea Gnassi, amministratore del Pd, prima bersaniano poi convertitosi anche lui a Matteo Renzi, rilancia la lotta alla prostituzione su strada alla vigilia dell’estate 2014. Cosa intende fare è presto detto: una nuova ordinanza per cercare di mettere i bastoni tra le ruote a lucciole e clienti, in attesa che qualcuno pensi a riformare la legge Merlin, che dopo 54 anni dalla sua promulgazione mostra tutti i suoi limiti. Il lungomare della città romagnola si è già riempito di prostitute, provenienti perlopiù dall’Est Europa, tanto che i residenti e gli albergatori della zona (esasperati per una situazione problematica che si protrae da anni)  nelle settimane scorse hanno inscenato una singolare protesta: piazzando i tavolini dei bar lungo i marciapiedi e negli incroci più battuti dal mercato del sesso, si sono seduti per trascorrere la serata giocando a carte e bevendo qualcosa insieme, impedendo di fatto la compravendita di prestazioni sessuali. Un bel segnale, un nobilissimo atto simbolico fatto alla vigilia dell’estate, ma che certo non serve a debellare il fenomeno. E allora il sindaco Gnassi che fa? Ci riprova con una nuova ordinanza, nonostante con l’utilizzo di questo strumento sia lui che il suo predecessore Alberto Ravaioli si siano già scottati. Nel 2011 la Corte Costituzionale ha infatti bocciato una norma del Pacchetto sicurezza dell’allora ministro dell’Interno, Roberto Maroni, che estendeva il potere di ordinanza dei sindaci oltre i casi di contingibilità e urgenza; proprio sul provvedimento del leghista Maroni s’era basato il sindaco Pd Ravaioli per scrivere la sua ordinanza, che quindi è finita nel nulla. Il suo successore, l’attuale sindaco Gnassi, una volta salito in Municipio, ha riprovato con altre due ordinanze, nel 2011 e nel 2012, ma, in entrambi i casi, la Procura di Rimini ha sempre chiesto l’archiviazione per le prostitute denunciate per la violazione dell’art. 650 del Codice penale che punisce chi disattende un ordine impartito dall’autorità. Violazione questa che però, hanno ragionato i magistrati, non contempla i casi di «sicurezza urbana e incolumità pubblica» sui quali, secondo il Pacchetto Maroni, ha potere il sindaco ma solo quelli di «sicurezza e ordine pubblico», materie in cui il primo cittadino nulla può. Da qui le richieste di archiviazione per le denunce. Pertanto, non è bastato definire tempi e spazi di applicazione dell’ordinanza (requisiti di contingibilità e urgenza richiesti dalla Consulta), anche questi provvedimenti si sono rivelati in sostanza inutili. Il Comune di Rimini continua però a non darsi per vinto. E per non vedere nuovamente disinnescato lo strumento dell’ordinanza per mano della Procura, il sindaco Gnassi ha deciso di non inserire più nel testo la denuncia per violazione dell’art. 650 cp per chi continua a prostituirsi nonostante il divieto, in attesa che sul caso si pronunci l’Avvocatura di Stato. Sarà però prevista la segnalazione all’Agenzia delle Entrate dei clienti beccati a trattare o a consumare rapporti con le prostitute, così come non sono escluse nuove multe agli stessi clienti (già previste ad esempio per intralcio al traffico), sulla scorta di quanto chiede da tempo la comunità Papa Giovanni XXIII. Il tutto per tentare di scoraggiare innanzitutto la domanda di prestazioni sessuali. L’amministrazione comunale ha poi intenzione di installare cartelloni lungo le strade più frequentate del sesso a pagamento per informare clienti e prostitute delle conseguenze in cui potrebbero incorrere con i loro comportamenti. Peccato però che si tratti solo di sanzioni amministrative, perché quando il sindaco ha provato a introdurre quelle penali ha sempre trovato un magistrato pronto a mettersi di traverso Stesso dicasi per Polizia e Carabinieri: le loro denunce per inosservanza al foglio di via sono state più volte rigettate dal Tribunale di Rimini in qu.anto le prostitute – sempre assolte negli ultimi anni per queste contestazioni – non sono ritenute soggetti pericolosi destinatari del foglio di via.

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