22 Giugno 2024, sabato
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Quale futuro per le reti di impresa?

Il fenomeno delle reti di impresa in Italia cresce da tre anni a ritmo sostenuto. Osservando i dati della sintesi di Unioncamere sulla diffusione delle reti, da dicembre 2012 a dicembre 2013, vale a dire nell’arco di un anno, si vede che il numero di contratti stipulati è raddoppiato passando dai 647 del dicembre 2012 ai 1298 dello scorso dicembre. Quasi il doppio anche le imprese coinvolte che, a fine 2013, arrivano ad essere quasi seimilacinquecento. È sufficiente aprire un quotidiano o dare un’occhiata alle notizie sul Web per notare il crescente sostegno che anche le istituzioni danno (almeno in teoria) a questo tipo di aggregazione. Ormai è opinione diffusa che le reti possano essere il veicolo di uscita da una crisi economica che già da diversi anni mette in difficoltà le micro e le PMI italiane: è vero che l’unione fa la forza, e nel caso delle reti di imprese questa si trasforma in opportunità concrete per le imprese. Suddivisione del rischio, più capacità di credito, minori costi, possibilità di fare “massa critica” per un maggiore impatto sul mercato, grazie alle aumentate dimensioni  raggiunte in rete, e un concreto aiuto all’innovazione delle singole imprese, derivante dallo scambio di competenze e know-how tra i partner; il tutto con il non trascurabile effetto collaterale di un panorama di relazioni che si fa sempre più ampio e articolato.

Nonostante esistano dunque una serie di valide ragioni per considerare di mettersi in rete, si riscontra nella realtà ancora una certa resistenza ad usufruire di questo strumento nel momento in cui viene proposto. I dubbi più radicati rimandano al timore di perdere parte del potere gestionale sulla propria azienda e alla difficoltà di condividere quelle conoscenze maturate nel tempo e quelle logiche sulle scelte di mercato che fino a prima rimanevano riservate entro i confini aziendali. È il segno di una cultura imprenditoriale fortemente individualista profondamente radicata nel tessuto economico italiano: ma se in questa prospettiva i timori possono essere comprensibili, ciò che stupisce è ritrovarli anche nel comportamento di imprenditori che hanno già compiuto il passo di mettersi in rete e che quindi dovrebbero già essere pronti a compiere un passo in avanti nello sviluppo di un nuovo sistema di business.

Nell’ambito di una ricerca che si occupava proprio di reti e della loro gestione, alla quale hanno partecipato una quarantina di aziende venete, è emerso che in alcuni casi la realizzazione dei progetti di rete è ostacolata o impedita proprio dalla reticenza di alcuni partner nel farsi coinvolgere appieno nel contesto di condivisione del network. Gli atteggiamenti indicati come deleteri sono di imprese che tendono a “coltivare il proprio orticello”, che sono poco chiare nei loro obiettivi, non disposte a collaborare o che mostrano uno scarso interesse nel business comune. Il problema, al di là dell’evidente ostacolo pratico alla concretizzazione degli obiettivi di rete, è la conseguenza sul sistema di relazioni interne al network, che si basa essenzialmente sulla fiducia e sull’assunto che tutti i soci si impegnano a dare il loro apporto alla causa.

Come superare dunque questo potenziale ostacolo? La chiave sta nello sviluppo di quella cultura di rete che ancora manca a molte imprese del nostro Paese, e che vede il sistema aggregativo come un’occasione di crescita dei singoli, e non di rinuncia all’autonomia, e come un contesto nel quale occorre entrare con uno spirito di collaborazione e condivisione, accantonando l’idea di “offrire il fianco” ai competitors, da vedere ormai come partner e non più concorrenti. Da ultimo, ma tra le prime cose da considerare per il futuro successo del sistema di rete, l’idea che sia necessaria anche una corretta, decisa e competente gestione. C’è bisogno di una maggiore attenzione a questo aspetto, spesso sottovalutato nell’entusiasmo iniziale di avviare i progetti di rete, ma che può rivelarsi determinante per la vita a lungo termine dell’insieme di imprese. Sia essa in carica a uno dei partner, all’assemblea dei soci o a un manager di rete esterno, le parole d’ordine devono essere equità, trasparenza e coinvolgimento: equità nei rapporti con i partner, trasparenza nella condivisione di obiettivi, riflessioni e processi decisionali, coinvolgimento dei partner a tutti i livelli. Una volta stabiliti questi presupposti, e superata la barriera di reticenza per entrare in un’ottica di cooperazione, ben poco potrà opporsi allo positivo del percorso di rete.

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