Renzi, “premier potrà revocare ministri”, intanto pone la fiducia sulle Province

Renzi, “premier potrà revocare ministri”, intanto pone la fiducia sulle Province. Proprio mentre al Senato il Governo Renzi pone la fiducia sull’abolizione delle Province, il presidente del Consiglio si è detto a sorpresa favorevole a una modifica costituzionale per concedere più poteri al premier (come la revoca dei ministri e una via preferenziale dei disegni di legge del governo). Una proposta, questa, pronta e contenuta in un emendamento già scritto targato Forza Italia su cuiMatteo Renzi si è detto d’accordo ma sul quale dovrà prima convincere il suo stesso partito.

Se ne parlerà stasera alla riunione dei gruppi Pddedicata alle riforme sugli assetti istituzionali (propedeutica alla Direzione di partito di venerdì), dalla trasformazione del Senato in Camera bassa, ai poteri delle Regioni fino appunto, è la novità, ai poteri del premier. ”Noi — ripete Matteo Renzi — facciamo sul serio perché vogliamo trasformare il Paese. Abolire le province, abbandonare il bicameralismo perfetto e governare davvero. Lunedì vogliamo essere pronti”.

Sull’abolizione delle Province Renzi si gioca una fetta di credibilità importante sulla riduzione dei costi della politica (“se passa stop alle indennità per 3000 politici”) e per questo deve ricorrere alla fiducia. Ma, per “governare davvero”, è convinto che servano gli strumenti. Come il potere di revoca dei ministri, attualmente appannaggio del presidente della Repubblica. Nella bozza di “Grande Riforma” che circola non c’è ma, spiega Repubblica, i canali diplomatici tra Renzi e Forza Italia sono attivi in questo senso. E serve velocità: per questo, come si legge all’articolo 72 dell’attuale bozza di riforma, “Il governo può chiedere alla Camera dei deputati di deliberare che un disegno di legge sia iscritto con priorità all’ordine del giorno e sottoposto alla votazione finale entro 60 giorni”.

Matteo Renzi cercherà di persuadere i suoi che è fondamentale votare l’intero pacchetto di riforme, riduzione del Senato, riforma del Titolo V e appunto la piccola svolta presidenzialista che avvicinerebbe un po’ di più il ruolo del capo del governo a quelli di Francia e Gran Bretagna: il nostro presidente del Consiglio, fino a oggi, è considerato un “primus inter pares”, domani potrebbe avere prerogative sovraordinate rispetto ai suoi ministri, che potrà “licenziare”.

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