24 Giugno 2024, lunedì
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La bolla delle startup attraversa anche l’Italia

«Quando il mio lustrascarpe inizia a farmi domande sulle azioni, è il momento di vendere. J.M.Keynes spiegava con questa semplicità il concetto di bolla economica: la massificazione di un fenomeno. Un po’ quanto sta accadendo in Italia con le startup, ignote ai più fino a pochi mesi fa e oggi oggetto di ogni desiderio. Se si fa presto a dire startup, portarle al successo è tutt’altra storia e occorrono politiche adeguate. Soprattutto occorre evitare l’erogazione di troppi micro finanziamenti a pioggia. Per questa ragione, per esempio, non mi convince la recente strategia sulle startup annunciata dalla giunta Zingaretti: utilizzare 31 mln di euro per favorire la nascita nel Lazio di 500 nuove imprese. Un ambizioso target quantitativo, indubitabilmente, ottenibile finanziando a pioggia con microincentivi ogni possibile settore di innovazione. Ma è il target giusto? Oppure a Roma sarebbe più corretto concentrare le sempre più scarse risorse destinabili per gli investimenti per favorire la nascita e il consolidamento di 30 o 40 imprese innovative capaci, dopo tre anni, di occupare almeno 50 persone? Difficile pensare che a Roma possano nascere delle Facebook o delle Twitter, per una ragione banale: questa tipologia di startup necessita di fondi privati in grado di investire 200 o 300 milioni per favorirne la crescita. Le migliori startup laziali possono sperare in finanziamenti per 1 o 2 milioni di euro, quindi si collocano su una traiettoria industriale diversa. Se i giovani imprenditori italiani hanno stoffa e vogliono giocare in serie A, devono andare all’estero. Quale strategia vincente possono darsi, allora, nella serie B? Devono scegliere una specializzazione su qualche soluzione o prodotto che possa interessare le grandi portaerei della tecnologia mondiale. L’innovazione a Roma potrebbe, per esempio, puntare su occhiali interconnessi per applicazioni turistiche oppure sulle applicazioni mediche in 3D per smartTV, ma fare tutto è impensabile. I colossi dell’high tech comprano centinaia di startup ogni anno per integrarle nel loro business. Purtroppo quasi mai comprano in Italia, e finora mai a Roma. Ma per essere un target appetibile la startup deve saper crescere rapidamente e proiettarsi all’estero. In pratica deve saper diventare una multinazionale tascabile della sua specializzazione di nicchia. Gli obiettivi della giunta Zingaretti puntano a erogare tanti micro finanziamenti a pioggia: alla fine del ciclo produrranno centinaia di microimprese con tre o quattro professionisti. Uno strumento più simile a un sussidio alla disoccupazione che a una politica industriale pro startup. Sarebbe molto meglio selezionarne, con una meritocrazia maniacale supportata da esperti internazionali nel team di analisi, qualche decina e aiutarle con più risorse nel processo di crescita. Anche perché il talento imprenditoriale è bene assai scarso.

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