24 Giugno 2024, lunedì
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La grande rapina delle tasse locali

Che le tasse siano molto, troppo alte, lo sappiamo fin troppo bene. Quello che spesso dimentichiamo è quanto, negli ultimi anni, si siano alzate. A ricordarcelo è la Cgia di Mestre che, con la solita precisione, ci fa notare come – nei 16 anni dal 1997 al 2013 – le imposte sono aumentate del 49,4%. In pratica chi pagava, in lire, l’equivalente di 10mila euro oggi ne paga ben 15mila. Un aumento che ha impoverito tutti, specie la classe media, portando nelle casse dello Stato la bellezza di 226 miliardi di euro in più ogni anno (in tutto siamo a 683,42 miliardi di euro). Denaro destinato ad alimentare quella spesa pubblica su cui Carlo Lottieri invoca, giustamente, l’accetta.

A far spavento sono soprattutto i dati sull’aumento delle imposte locali: +200%. In 16 anni sono esattamente triplicate, sfiorando i 109,2 miliardi di euro. Un bel gruzzolo con cui gli enti territoriali hanno potuto ripianare i tagli che lo Stato centrale ha iniziato ad operare dall’approvazione della prima legge Bassanini sul decentramento amministrativo. L’idea di base era quella di creare una sorta di federalismo in nuce, senza bisogno di riforme costituzionali. I territori si sarebbero organizzato in modo autonomo e avrebbero iniziato a riscuotere più tasse locali ricevendo meno finanziamenti da Roma.

Come sottolinea il direttore della Cgia Giuseppe Bortolussi: «L’aumento delle tasse locali è il risultato del forte decentramento fiscale iniziato negli anni novanta del secolo scorso. L’introduzione dell’Ici, dell’Irap, delle addizionali comunali e regionali Irpef, hanno fatto impennare il gettito della tassazione locale che è servito a coprire le nuove funzioni e le nuove competenze che sono state trasferite alle Autonomie locali».

Ora un simile sistema funziona, e anche bene, se lo Stato rinuncia ai soldi chiesti dagli enti locali. Il risultato è più denaro speso per dare servizi al territorio. Peccato che, in questi anni, lo Stato non abbia pensato minimamente a ridurre le sue spese. In questo modo ci siamo trovati semplicemente a pagare molte più tasse di quante non ne pagassimo alla fine degli anni ’90. Il nostro sistema misto fra centralismo e federalismo di fatto non porta ad altro che: 1) a sovrapporre e confondere i ruoli fra istituzioni; 2) ad aumentare le tasse a tutti i livelli. La colpa non è dell’euro (la moneta unica ne ha altre ma non questa) bensì dell’aumento della spesa pubblica deliberato dai governi di centrosinistra e – ahinoi – centrodestra.

Sono proprio questi ultimi ad aver tradito, sul nascere, il serio progetto federalista che avrebbe potuto dare la giusta scossa a questo Paese dominato da opportunismi e assistenzialismi a non finire. La colpa, cari B&B, è anche vostra.

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